Stava filmando il disinnesco di un missile. Era il suo lavoro. Quello di videoreporter impegnato in zona di guerra. Ma l’ordigno israeliano, lanciato da un F-16 di Tel Aviv e rimasto inesploso, ha ucciso Simone Camilli, 35 anni, originario di Roma, collaboratore di alcune agenzie di stampa tra cui Associated press. Morti anche un reporter palestinese dell’Afp, Ali Abuafash, e tre palestinesi che erano a Beit Lahiya, nel nord della Striscia di Gaza, per disarmare il missile sganciato nel corso dell’operazione ‘Margine protettivo’. Hatem Mussa, il terzo giornalista, è stato ferito in modo gravissimo e a quanto pare dovrà essere trasferito all’estero. L’esplosione è avvenuta mentre una squadra di esperti della polizia stava provando a disattivare l’ordigno nei pressi delle torri al-Sheikh Zayid. Camilli è il primo giornalista ucciso nella Striscia dall’inizio del nuovo conflitto. Il reporter è figlio di Pier Luigi Camilli, ex giornalista Rai e sindaco di Pitigliano, in provincia di Grosseto. “Con Simone avevo parlato l’altro giorno – racconta il padre – Gli avevo detto di stare attento ma mi aveva risposto di non preoccuparmi, che la situazione era tranquilla“. Sono 1.900 i morti palestinesi del conflitto e 67 israeliani.

La notizia era stata postata su Facebook dal portavoce del ministero della Sanità palestinese a Gaza Ashraf al-Qedra ed è stata confermata dalla Farnesina. Secondo il fratello di una della vittime “c’era un sorta di trappola” nell’ordigno. “La morte di Simone Camilli è una tragedia, per la famiglia e per il nostro Paese – ha detto il ministro degli Esteri, Federica Mogherini – Ancora una volta è un giornalista a pagare il prezzo di una guerra che dura da troppi anni. E se ve ne fosse stato bisogno, l’uccisione di Simone dimostra quanto urgente sia arrivare a una soluzione finalmente definitiva del conflitto in Medio Oriente. Ai famigliari e agli amici di Simone voglio esprimere a nome mio e di tutto il governo le condoglianze per questa perdita così dolorosa”. Il sindacato dei giornalisti palestinesi ha chiesto “alla Federazione internazionale dei giornalisti e alle organizzazioni di diritti umani di investigare i crimini commessi contro i giornalisti a Gaza”. Altri quindici giornalisti, precisa il sindacato, hanno perso la vita durante l’operazione israeliana. 

Camilli aveva rinunciato a un incarico in Iraq per seguire la situazione del conflitto a Gaza. È quanto riferisce Najib Jobain, chief producer di Associated Press a Gaza. “Gli è stato chiesto: ‘Vuoi andare a Erbil o a Gaza?’. E lui ha risposto: ‘Andrò a Gaza'”, racconta Jobain. “Era mio fratello, lo conoscevo da quasi dieci anni, era così contento di lavorare con me nella Striscia”, conclude il producer di Ap. Dal profilo Linkedin si legge che il reporter era stato varie volte in Israele e nei Territori palestinesi nel 2012, 2011 e nel 2008 per l’operazione “Piombo fuso“.

Camilli aveva raccontato anche il rilascio del soldato israeliano Gilad Shalit nel 2011 e del giornalista della Bbc Alan Johnston rapito a Gaza nel 2006. Aveva lavorato anche per raccontare il naufragio della Costa Concordia, l’arresto di Radko Mladic e la morte di Papa Giovanni Paulo II. Era stato anche in Georgia per raccontare la guerra nel 2008. Nel 2007 era stato in Turchia a seguire gli scontri con i miliziani del Pkk. Il giornalista lavorava anche l’Ifad (il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo). Aveva studiato al liceo scientifico Morgagni di Roma e si era laureato all’università La Sapienza in Storia e religione islamica. Conosceva molto bene Gaza, dove era stato tate volte. Per l’Ifad coordinava la produzione di materiali video in Paesi in via di sviluppo. Nel 2011 aveva realizzato un documentario sulla vita quotidiana a Gaza insieme al collega Pietro Bellorini. Il corpo del reporter è stato portato nell’ospedale Kamal Adwan. 

“È una notizia sconvolgente. Nei luoghi di guerra i rischi sono sempre molto alti, ma la circostanza in cui ha perso la vita Simone Camilli rende ancora più drammatico quanto è accaduto”. Lo ha detto il segretario della Fnsi, Franco Siddi“Unico suo obiettivo: far avere al mondo le immagini più vere – sottolinea Siddi – È caduto un testimone di verità, un professionista esperto e coraggioso che non stava dietro le quinte e sapeva muoversi con le dovute attenzioni. Purtroppo è accaduto l’irreparabile. La vicenda ci porta indietro di almeno 12 anni, quando a Ramallah cadde Alfredo Ciriello, fotoreporter ucciso da una granata”. L’ultimo giornalista italiano ucciso in territorio di guerra è stato Andrea Rocchelli, piacentino di trent’anni, coinvolto il 24 maggio insieme al suo interprete russo in un conflitto a fuoco nella regione di Donetsk, in Ucraina. 

La mediazione egiziana e le ultime ore della tregua
Intanto l
a tregua, indetta per permettere il proseguimento dei colloqui indiretti tra israeliani e palestinesi con la mediazione egiziana al Cairo, sembra vacillare. I palestinesi hanno accusato Israele di aver violato il cessate il fuoco. Secondo alcuni testimoni, la Marina israeliana ha sparato contro una barca di pescatori lungo la costa di Rafah, nel sud della Striscia. Sul fronte opposta, l’esercito israeliano ha mobilitato nuovi riservisti e rafforzato le truppe lungo il confine con la Striscia. A contribuire all’innalzamento della tensione ci sono anche le dichiarazioni del ministro degli Esteri di Tel Aviv: “Israele deve sconfiggere Hamas anche a costo di un’altra conflagrazione bellica, non può permettersi una guerra di logoramento” dice Avigdor Lieberman al quotidiano Haaretz. “Se l’attuale cessate il fuoco sta portando al collasso”, ha aggiunto, Israele deve “prendere l’iniziativa, anche se questo vuol dire una significativa escalation. E chiudere la faccenda nel più breve tempo possibile”. 

Oltre a sottolineare che Israele non collaborerà con l’inchiesta dell’Onu sulla guerra a Gaza, il capo della diplomazia israeliana ha dichiarato che l’operazione del suo Paese a Gaza non terminerà finché non verranno recuperati tutti i corpi dei soldati caduti. Eppure si stava lavorando per una estensione del cessato il fuoco. Il Cairo stava cercando di estendere di 72 ore il cessate il fuoco che scade alle 21 per poter proseguire i colloqui indiretti tra israeliani e palestinesi. L’Egitto, impegnato nel ruolo di mediatore, ha presentato alle due parti una proposta di soluzione. Le due delegazioni saranno impegnate nella terza giornata di colloqui.