Il fotografo italiano Andrea Rocchelli è morto. La Farnesina, dopo quasi 12 ore di accertamenti e verifiche, ha confermato la notizia diffusa nella serata di sabato 24 maggio da alcune agenzie russe, secondo cui un giornalista italiano e il suo interprete russo, Andrey Mironov, erano stati uccisi da colpi d’arma da fuoco nel Donetsk, regione orientale dell’Ucraina“La Farnesina è stata informata dalle autorità ucraine dell’uccisione del giornalista italiano che si trovava nell’area di Sloviansk” e dell’interprete, ha reso noto il ministero degli Esteri. Andrea “Andy” Rocchelli, trent’anni piacentino, lavorava per il collettivo fotografico Cesura.it, ed era da poco diventato padre di una bambina.

La famiglia in Ucraina per il riconoscimento

La conferma definitiva sull’identità del giornalista arriverà con il riconoscimento della salma che è stata trasferita, insieme a quella dell’interprete russo, dall’ospedale di Andreevka a quello di Sloviansk, distante pochi chilometri. La famiglia del giovane reporter è stata in queste ore in contatto con il ministero degli Esteri e l’ambasciata italiana a Kiev, che l’assisterà al suo arrivo questo pomeriggio nella capitale ucraina.

Giornalista francese: “Reporter ferito da colpo di mortaio”
Rimane ancora da capire la dinamica che ha portato alla morte del fotografo e del suo interprete. Una prima ricostruzione di quello che potrebbe essere successo l’ha fornita, poche ore dopo l’attacco,  il giornalista francese 
William Roguelon, rimasto ferito nello stesso episodio ma dimesso subito dall’ospedale. Il fotografo ha detto che il collega italiano e l’interprete russo sono stati feriti da un colpo di mortaio caduto su Sloviansk, una delle zone più instabili della regione e roccaforte dei filorussi, circondata dalle forze armate di Kiev su una linea del fronte a sud della città. Il taxi su cui era a bordo Rocchelli è stato crivellato da colpi di armi automatiche. Lo mostrano le immagini scattate dal reporter Andrey Krasnoschekov. “Probabilmente sono stati colpiti dai mortai quando hanno provato a nascondersi”, scrive il reporter che poi afferma: i colpi di mortaio hanno “decapitato l’interprete Mironov”. 

Roguelon, che lavora con l’agenzia Wostok Press, raggiunto dalla France Press e dal giornale russo Komsomolskaja Pravda, ha raccontato che insieme a dei colleghi stranieri avevano affittato un’auto per andare a riprendere l’operazione delle forze ucraine nei pressi del villaggio di Andreevka. Ma appena scesi dalla macchina sono finiti sotto il bombardamento dei soldati di Kiev. L’autista locale ha abbandonato i giornalisti fuggendo immediatamente. Mentre il fotografo francese è stato soccorso da un’altra auto. L’ultima cosa che ha visto erano il reporter italiano insieme al suo interprete inermi a terra. “Prima abbiamo sentito colpi di kalashnikov che fischiavano. Poi sono piovuti i colpi di mortaio tutt’intorno”, ha raccontato il fotografo. Il reporter ha affermato di averne visti esplodere fra i 40 e i 60. “Hanno aggiustato il tiro e un colpo è piombato in mezzo al fossato” dove i fotografi erano al riparo. Altri testimoni avrebbero riferito che l’interprete è morto sul posto, mentre il giornalista italiano – colpito gravemente – sarebbe deceduto poco dopo il ferimento. Ma non è ancora chiaro chi abbia sparato e perché.

Filorussi: “Uccisi da soldati ucraini”
Secondo i filorussi potrebbero essere stati i colpi sparati dall’esercito ucraino a uccidere Rocchelli e Mironov a Sloviansk. Lo ha affermato il capo delle milizie di autodifesa dell’autoproclamata Repubblica di Donetsk, citato dall’agenzia russa Interfax, confermando quando già detto ieri dal fotografo francese Roguelon: “I colpi sono partiti dalle linee ucraine”.

Mogherini: “Kiev accerti dinamica dei fatti”
Anche il ministro degli Esteri italiano, Federica Mogherini, ha espresso il suo dolore per l’uccisione di Rocchelli e chiesto alle autorità ucraine “che sia accertata rigorosamente la dinamica dell’attacco di cui è rimasto vittima”. “Nelle prossime ore sentirò personalmente il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Deshchtsia“, ha spiegato. “Fino all’ultimo ho sperato che le notizie arrivate nel primo pomeriggio di ieri dall’Ucraina fossero infondate, ma ora è giunta la conferma e alla famiglia di Rocchelli così duramente colpita va il mio più affettuoso pensiero. La Farnesina e io personalmente siamo a disposizione della famiglia”, ha detto il ministro. “Voglio anche inviare le mie condoglianze ai famigliari dell’interprete russo ucciso insieme a Rocchelli, Andrey Mironov, e i miei auguri di completa guarigione a William Rogueolon, il giornalista francese rimasto ferito”, ha aggiunto. Kiev ha subito risposto all’appello della Mogherini: il ministro degli Esteri Andrii Deshchytsia in un tweet ha annunciato che è stata aperta un’inchiesta, aggiungendo che “tutti i colpevoli devono essere puniti”. Deshchytsia ha riferito di aver espresso le sue condoglianze per la morte del cittadino italiano al ministro Mogherini.

Dalla Primavera Araba all’Ucraina: gli scatti di Andy per i diritti civili
Trent’anni, originario di Pavia, dopo un master presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Visual Design, Andy Rocchelli ha lavorato per la Grazia Neri Photo Agency. Nel 2008 a Pianello, sull’Appennino piacentino, ha fondato CesuraLab, un collettivo con altri quattro fotografi free lance. Dallo stesso anno ha incominciato a raccogliere una documentazione a 360° sull’Italia, documentando il fenomeno del ‘velinismo’ nella TV commerciale italiana, i seminari e la vocazione dei giovani preti, oltre a fatti di cronaca in Calabria. Dal 2009 Rocchelli ha avviato una documentazione fotografica sugli abusi sui civili negli stati del Caucaso, in Inguscezia, Cecenia e Daghestan.

Nel 2010 collaborando con Human Right Watch (Hrw), Andy ha raccontato la crisi etnica nel Kirghizistan del sud. Dal 2011 ha  seguito la Primavera Araba in Tunisia e Libia. Al lavoro tra Mosca e Milano, Rocchelli ha collaborato con riviste e giornali nazionali e internazionali come Newsweek, Le Monde, The Wall Street Journal, Novaya Gazeta, Panorama e l’Espresso, oltre che a lavorare con ong. Il fotografo era in Ucraina insieme all’interprete Andrei Mironov, un dissidente russo che lavora per l’organizzazione Memorial, noto anche in Italia, e con cui il giornalista italiano ha realizzato – lo scorso 19 maggio – un servizio fotografico per la Novaja gazeta. Il reportage è dedicato alla vita di una famiglia di Slaviansk costretta a nascondere i bambini nella cantina di causa a causa dei bombardamenti dell’esercito ucraino (guarda le foto).

“Aveva seguito gli scontri in piazza a Kiev ed era tornato in Italia ma poi, una decina di giorni fa era ripartito. Ora partiremo anche noi per l’Ucraina per riportare a casa la salma”. Così Luca Santese e Gabriele Micalizzi, che con Andy Rocchelli avevano fondato il collettivo CesuraLab, ricordano il collega e amico. Andrea Rocchelli partiva spesso senza alcun incarico o commessa: “Seguiamo storie che ci interessano, se sei sul posto hai una marcia in più e poi qualcuno che ti compra il servizio lo trovi sempre, principalmente i giornali, ma non solo”.

Napolitano: “Morte di Rocchelli ci ricorda la tragedia che insanguina l’Ucraina”
Il capo dello Stato ha espresso cordoglio e vicinanza alla famiglia del reporter. “Il Presidente della Repubblica Italiana
Giorgio Napolitano- si legge in un comunicato del Quirinale – ha appreso con costernazione e dolore la notizia dell’uccisione del giornalista e fotografo italiano Andrea Rocchelli e del suo interprete Andrey Mironov nei pressi di Sloviansk, nell’Ucraina Orientale. L’uccisione di un operatore dell’informazione, nello svolgimento dei suoi compiti, richiama a tutti la tragedia che insanguina un paese a noi vicino anche in questi giorni così importanti per l’Europa”. 

L’interprete-attivista
Insieme al fotoreporter italiano è morto anche il suo interprete russo, Andrei Mironov. Il 54enne, tuttavia, era molto più di un traduttore (parlava benissimo italiano): era un noto attivista per i diritti umani e la democrazia in Russia, nonché un ex dissidente sovieticoNel 1985 era finito nei gulag per propaganda sovversiva, condannato a quattro anni di detenzione e tre di esilio interno, e rilasciato dopo un anno e mezzo. Aveva lavorato a lungo con la nota ong russa Memorial, nel Caucaso e in particolare in Cecenia, dove si era speso per una soluzione pacifica del conflitto. Viveva a Mosca, ed era stato spesso ospite del nostro Paese. Con gli anni era diventato un punto di riferimento per molti giornalisti stranieri, in particolare italiani, accompagnandoli nei luoghi pericolosi della Russia. Mironov era stato anche a Kiev, durante la protesta di Maidan, e in Crimea. L’ultimo suo viaggio è stato quello con Rocchelli e un fotografo francese nell’Ucraina dell’est, a Sloviansk, dove ieri ha trovato la morte.