Sono fiero di mio figlio, aveva il giornalismo nel sangue”. Sono le parole di Pier Luigi Camilli, il padre del videoreporter morto a Beit Lahiya, nel nord della Striscia di Gaza, mentre stava filmando il disinnesco di un missile israeliano sganciato durante la missione “Margine Protettivo”. Il padre del reporter, sindaco di Pitigliano, in provincia di Grosseto, e giornalista Rai in pensione, ha detto di aver visto suo figlio per l’ultima volta “una settimana fa. Siamo stati con lui, con la moglie olandese e la figlioletta di tre anni in vacanza in Toscana”. Poi, ha aggiunto, “è difficile parlare quando muore in questo modo un ragazzo di 35 anni”.

“Nell’ultima chiamata gli avevo detto di stare attento – continua il papà di Simone – ma mi aveva risposto di non preoccuparmi, che la situazione era tranquilla”. L‘uomo, che ha saputo della morte del figlio mentre stava trascorrendo insieme alla moglie un periodo di ferie, prenderà un volo mercoledì 13 agosto per andare a Gaza. “Partiamo stasera e domani ce lo riportiamo a casa”, continua Pier Luigi Camilli, che ha poi ricordato l’inizio della carriera giornalistica del figlio. “Simone ha cominciato questa professione con uno stage all’Associated Press, poi è partito e ha coperto zone calde come il Libano, Gerusalemme, Georgia. Tutti punti caldi del pianeta”, ha raccontato. Pier Luigi Camilli ha descritto il figlio come “uno dei tanti giovani italiani andati all’estero per lavorare, ma la sua è stata una scelta, non è stato costretto da nessuno”. A chi gli chiedeva che tipo fosse il figlio, Camilli ha risposto: “Era un ragazzo di poche parole. Si limitava a dirmi: non ti preoccupare, non c’è problema”. 

Simone Camilli, 35 anni, era un reporter di Associated Press esperto in missioni in zone di guerra, il primo rimasto ucciso nella Striscia dall’inizio del nuovo conflitto. Nell’esplosione in cui ha perso la vita il giovane reporter, sono morte altre quattro persone, un giornalista di Gaza e tre palestinesi impegnati a disarmare il missile sganciato nel corso dell’operazione “Margine protettivo”. La comunità di Pitigliano si stringe attorno alla famiglia del giornalista. Annunciata una veglia di preghiera dal vescovo della città, monsignor Guglielmo Borgetti. L’Ordine dei giornalisti del Lazio esprime “sdegno, dolore e rabbia per la morte assurda” del videoreporter, mentre l’ordine l’Associazione stampa toscana chiede “maggiori tutele per i giornalisti inviati, impegnati con coraggio nel lavoro di reporter per raccontare la realtà”.