La sua “informativa urgente sulla spending review” avrebbe dovuto spiegare nel dettaglio dove il governo Renzi andrà a tagliare per ottenere almeno 4,5 miliardi di risparmi quest’anno, 17 nel 2015 e 32 nel 2016. Ma il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, parlando in Aula alla Camera ha preferito tenersi sul vago. Ribadendo che “la revisione della spesa è e resta al centro della strategia del governo” ed è “indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi di crescita e della sostenibilità della finanza pubblica”, ma senza sbilanciarsi troppo sulle cifre.

Padoan, che ha parlato poche ore dopo la presentazione del piano dei tagli alle partecipate locali svolta dal commissario Carlo Cottarelli davanti alla Commissione parlamentare bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale, ha innanzitutto difeso l’operato del governo. Sotto attacco dopo la diffusione dei dati sull’andamento dell’economia, che hanno evidenziato come il Paese sia di nuovo in recessione. E’ “sbagliato e fuorviante, come fanno molti commentatori, prendere in considerazione un quadro macroeconomico di pochi trimestri per valutare l’efficacia e l’impatto dell’azione di governo”, ha sottolineato. E allo stesso modo è “prematuro” valutare ora gli effetti del bonus di 80 euro, perché la riduzione del cuneo fiscale per provocare effetti deve essere “credibile e permanente” e “essere finanziata a regime con misure di carattere strutturale. Questa convinzione sarà riflessa nella legge di Stabilità per il 2015 a cui sta lavorando il governo”. Come dire: gli sgravi Irpef, partiti a maggio, faranno aumentare i consumi solo quando gli italiani avranno la certezza che anche l’anno prossimo la busta paga potrà contare su quell’aggiunta. 

Le decisioni sui tagli e su come usare i risparmi sono “compito del governo” – Quanto al processo di revisione della spesa, Padoan ha spiegato che “le decisioni che ne conseguono e l’allocazione delle risorse così ottenute sono compito del governo sulla base indicazioni e opzioni tecniche”. Una precisazione che ricalca quanto detto pochi giorni fa dal premier Matteo Renzi, che aveva “liquidato” Cottarelli garantendo che l’esecutivo farà i tagli di spesa “con o senza” il commissario.  

I benefici per l’economia reale? “Tangibili tra mille giorni” – Dopo aver ribadito la differenza tra revisione della spesa e tagli lineari, che “offrono una copertura” ma “determinano effetti su quelle spese che più facilmente possono essere ridotte”, il ministro ha insistito sul fatto che la spending review sarà “parte integrante di una strategia basata su due pilastri: riforme strutturali per rimuovere gli ostacoli alla crescita che si sono accumulati in molti anni e politiche di stimolo agli investimenti, pubblici e privati, con misure già prese nel dl Competitività e che saranno prese con il dl Sblocca Italia”. Una strategia che mira a ottenere “benefici tangibili e crescenti in una prospettiva di medio periodo, quale che caratterizza i ‘mille giorni”. 

Se non partono i risparmi scatterà l’aumento automatico delle tasse – Padoan ha poi ricordato che se il governo non approverà entro gennaio “provvedimenti che assicurino, in tutto o in parte, maggiori entrate e/o risparmi di spesa, da conseguire mediante interventi di razionalizzazione e di revisione della spesa”, scatteranno le clausole previste dalla legge di Stabilità del governo Letta. Clausole che comporterebbero “una revisione automatica di agevolazioni e detrazioni fiscali per garantire un miglioramento dei conti pubblici di 3 miliardi nel 2015, 7 nel 2016 e 10 nel 2017″. Tradotto: un aumento delle tasse.

La legge di Stabilità dovrà tener conto di “crescita e inflazione contenute” – Parlando della legge di Stabilità, che il governo deve preparare entro ottobre per inviarla poi a Bruxelles, Padoan ha riconosciuto che “dovrà tenere conto del contesto europeo, non solo italiano, di una crescita e inflazione contenute e inferiori alle attese, per quanto riguarda l’anno in corso”. In compenso le più recenti previsioni macro ”collocano nel 2015 e oltre una fase di ripresa più decisa e sostenuta”. E “compito della politica del governo è quello di dare più sostegno a questa ripresa sia in termini di quantità che di qualità, efficienza e contenuti delle misure di stimolo”.