Un anno fa Berlusconi veniva condannato per frode fiscale e oggi, grazie a Renzi, è uno dei nuovi Padri Costituenti. Insieme faranno anche la nuova legge elettorale. Del resto, a Berlusconi della riforma del Senato non gli è ne è mai fregato nulla, a lui interessa solo la possibilità di controllare gli eletti alla Camera ed è di questo che discuterà oggi con il Premier, il quale, sicuramente, dopo aver incassato l’aiuto a Palazzo Madama non si tirerà indietro. E’ un’incredibile successo per il leader di Forza Italia, un’amara sconfitta per tutti gli altri.

Con le “finte” opposizioni che si sono arrese troppo facilmente e il recupero dei dissidenti del Pd, Renzi ha dato l’accelerata decisiva per l’approvazione in prima lettura della “riforma” del Senato prima della pausa estiva. Il primo dato che dobbiamo trarre è interno al Partito Democratico: da oggi non si chiama più Pd – e non ci dicano che esistano correnti interne o che c’è pluralità di visioni – da ora in avanti sarà il Pdr (il partito di Renzi), come, del resto, Forza Italia è e resterà il Pdb. La Lega, poi, è rimasta spiazzata nella sua ambiguità di Calderoli come co-autore della riforma e la lotta in Senato di altri esponenti, i quali, ad onor del vero, hanno anche ottenuto, grazie al voto segreto, alcuni risultati importanti. Sel, come spesso del resto, fa la figura peggiore: è bastata una promessa di una soglia di sbarramento clemente nella legge elettorale da parte di Renzi e la sua opposizione si è sciolta come neve al sole. Il Movimento Cinque Stelle è, dunque, rimasto solo nella sua lotta, ad ennesima conferma che si tratta oggi dell’unica opposizione reale alle larghe intese.

Dopo che il governo è caduto con il primo voto segreto, che in un Parlamento di nominati è l’unico modo per esprimere il dissenso, è stata eliminata anche questa possibilità. Ma quel voto segreto ha fatto emergere una cosa importante: l’unica volta che i senatori hanno avuto la possibilità di esprimersi liberamente lo hanno fatto contro la “riforma”. 

Non c’è dubbio che la guerra è appena cominciata e si è persa solo una battaglia. Bisogna riconoscerlo, Renzi è riuscito nel suo intento. Il Movimento cinque stelle, l’unica opposizione che resta credibile in questo paese, ha scelto la via dell’Aventino silenzioso. Forse sarebbe stato il caso di fare un Parlamento in piazza come, del resto, auspicato da Grillo stesso e votato dalla stragrande maggioranza degli iscritti alla rete; ma possiamo ben capire che nel mese di agosto si sarebbe potuto rilevare un flop. I senatori, tuttavia, dopo aver detto giustamente che non stavano in Aula per votare una “porcata” avrebbero potuto incontrarsi nella sala dell’Aventino e da lì lanciare attraverso il Blog di Grillo il messaggio della loro opposizione. Sarebbe rimasto un simbolo significativo di questa lotta di democrazia. Ma, nulla è perduto, il procedimento è ancora molto lungo e c’è tutto il tempo di trasformare l’Aventino silenzioso in un Aventino itinerante. 

Un’ultima considerazione. Al contrario di quello che dicono Renzi e la Boschi, secondo cui concederanno la possibilità di esprimersi al popolo attraverso il referendum confermativo (forse stanno pensando alla nuova fase delle riforme: il ritorno alle Costituzioni “octrayées” di monarchica memoria) va qui ricordato a tutti gli italiani che il referendum confermativo non è un regalo di Renzi, ma ciò che la nostra Costituzione ancora ci consente e che nel 2006 è stato utilizzato nel modo giusto. La lotta, dunque, continua.