Caro Maestro Paoli,

ho letto la Sua intervista di ieri su La Stampa a proposito dell’ormai tristemente nota vicenda degli aumenti tariffari dei compensi per copia privata, aumenti che imporranno a milioni di cittadini, decine di migliaia di imprenditori e migliaia di amministrazioni dello Stato di versare nelle casse della Sua Siae, oltre 150 milioni di euro all’anno perché li ripartisca – in tempi e modi francamente poco trasparenti – tra i titolari dei diritti, dopo averne trattenuti per sé – a titolo di rimborso spese – oltre dieci milioni.

Mi perdonerà se anziché soffermarmi sull’iniziativa della quale parla nell’intervista relativa all’istituzione di un osservatorio sui prezzi dei prodotti di elettronica di consumo o sulle invettive che lancia all’indirizzo della Apple e della Samsung, mi soffermo sull’invito che Lei rivolge, a gran voce, a porre fine alle “strumentalizzazioni sui compensi per copia privata”.

Mi permetta, però, caro Maestro, di far mio quell’appello e di indirizzarlo alla Sua società che, onestamente, credo sia stata, sin qui, la principale protagonista delle strumentalizzazioni delle quali Lei, ora, auspica la fine.

E, mi creda, non lo faccio per spirito polemico ma, al contrario, nella speranza di suscitare in Lei – una delle icone della storia della musica italiana nel mondo, prima che Presidente della Siae – un sussulto di orgoglio che, mi auguro, Le suggerisca di prendere le distanze dalle troppe bugie, smargiassate, astuzie da furbetti del quartierino che hanno, sin qui, caratterizzato la gestione della Sua società. In caso contrario, temo – e non è una “minaccia”, ma una facile profezia – che Lei rischi di essere – dopo oltre 130 anni di storia – l’ultimo Presidente della Società italiana autori ed editori e di ritrovarsi sul palcoscenico costretto ad interpretare il canto del cigno.

I fatti degli ultimi mesi, infatti, raccontano di una Società ormai priva di etica e morale, economicamente inefficiente e, soprattutto, inadeguata a gestire i diritti degli autori e degli editori nell’era digitale.

Sono tutti sintomi caratteristici ed inequivocabili di un crepuscolo imminente. Ma affermazioni tanto gravi, meritano, naturalmente, puntuali motivazioni alle quali non intendo sottrarmi. Cominciamo dall’etica e dalla morale che sembrano aver abbandonato la sede di Viale delle Letteratura. Si tratta, naturalmente, di valori fluidi, in continuo divenire e soggettivi in relazione ai quali è difficile per chiunque ergersi a giudice delle condotte altrui ma, francamente, credo che nella storia degli aumenti delle tariffe per copia privata, la Sua Siae abbia ripetutamente passato il limite ed il confine oltre il quale un comportamento deve essere ritenuto scorretto ed eticamente riprovevole su base oggettiva.

Le cito solo due episodi tra i tanti.

La Sua Siae – che ricordo a me stesso è un ente pubblico economico che ha alle spalle oltre un secolo di Storia e fu, tra gli altri, di Giuseppe Verdi e Giosuè Carducci – ha innanzitutto ripetutamente mentito al Ministero dei beni e delle attività culturali raccontando che gli aumenti tariffari poi disposti dal Ministro, si rendevano necessari per adeguare le tariffe italiane a quelle “medie” – l’espressione è firmata Siae – europee.

Lo ha fatto, però, nella piena consapevolezza che, in realtà, nel nostro Paese – secondo dati noti ed incontrovertibili addirittura dell’organizzazione mondiale della proprietà intellettuale – nel corso dell’ultimo anno, si sono raccolti, proprio a titolo di compenso per copia privata, più soldi che in ogni altro Paese europeo con la sola eccezione della Francia.

Lei ritiene moralmente accettabile – a prescindere da ogni valutazione giuridica – che una società come la Sua menta ad un ministro della Repubblica per trarre un profitto economico a sei zeri?

Nel corso dello stesso procedimento per la determinazione delle nuove tariffe, la Sua direzione generale, nella piena consapevolezza di rappresentare un soggetto in palese conflitto di interessi ha trasmesso al Ministero dei beni e delle attività culturali, addirittura su propria carta intestata – non un position paper o un elenco di desiderata – ma una bozza del Decreto che il ministro avrebbe dovuto firmare – e che ha, purtroppo, poi firmato cambiando qualche virgola ed una manciata di cifre – quasi che la “cosa pubblica”, fosse “cosa propria”.

Le sembra eticamente corretto?

Cosa direbbe se domani un esattore delle tasse che grazie agli aumenti delle imposte vede aumentare i propri incassi, anziché limitarsi a proporre al ministro dell’Economia il proprio punto di vista, gli scrivesse, su propria carta intestata, direttamente il testo del provvedimento da firmare per aumentare la pressione fiscale?

Cosa penserebbe di quell’esattore?

Il secondo giudizio – quello sull’inefficienza economica della Siae – è il più facile di tutti da motivare perché è sufficiente sfogliare l’ultimo bilancio di esercizio – il primo da Lei firmato in qualità di Presidente – per averne una plastica ed insuperabile conferma.

La Siae costa più di quello che produce e si regge, in un equilibrio, peraltro precario solo grazie a proventi finanziari ed a compensi per attività che non hanno nulla a che vedere con il diritto d’autore.

Senza i primi – che sarebbero sensibilmente inferiore se fosse efficiente nel riparto dei diritti d’autore – e senza i secondi – complessivamente parliamo di oltre settanta milioni di euro di ricavi – Lei avrebbe già dovuto dichiarare il default della Sua società.

Il terzo giudizio – quello relativo all’inadeguatezza della Sua Siae a confrontarsi con il mercato dei diritti d’autore dei nostri giorni – è, forse, quello più allarmante e, ad un tempo, meno opinabile, solo che si guardi a quanto accaduto negli ultimi giorni.

La “campagna” della Sua società per gli aumenti delle tariffe per la copia privata è, evidentemente, disegnata da un management miope, incapace di guardare più lontano di un paio di anni. La Sua società, infatti, nel corso di questa campagna ha sostanzialmente dichiarato guerra a quelli che, già oggi – ed ancor di più domani – dovrebbero essere i Vostri migliori clienti.

Possibile che mentre, l’altro giorno, in uno dei luoghi più sacri della cultura italiana, il Suo Direttore Generale – un manager di lungo corso da quasi 500mila euro all’anno –mordeva una mela e la posava su un tavolo, sfidando la Apple, a nessuno dei Suoi è venuto in mente che così facendo avete detto addio al Vostro più grande potenziale cliente?

Vi siete resi conto che la società alla quale avete dichiarato una guerra sciocca ed insensata, gestisce la più grande piattaforma di distribuzione di musica al mondo?

Come pensate reagiranno?

Potendo, ormai, scegliere con quale società europea di gestione dei diritti d’autore fare affari, secondo Lei, esiste anche solo una remota speranza che scelgano la Siae?

E pensa che Samsung o Google – che pure gestiscono enormi store di contenuti digitali – faranno scelte diverse?

Come pensa di giustificare agli autori ed editori italiani che dovrebbe rappresentare le perdite che la Sua società – se sopravvivrà – soffrirà negli anni che verranno per colpa di questa reazione di pancia, davvero inutile e che si sarebbe fatto fatica a giustificare persino se assunta da un ragazzino, neo-assunto?

L’ultimo bilancio di esercizio già raccontava di una società sostanzialmente incapace di raccogliere diritti d’autore nel mercato digitale: appena 9 milioni di euro in un anno in cui il digitale è stato una voce trainante in tutto il mondo.

Dopo le invettive, gli sfottò e le provocazioni degli ultimi giorni all’indirizzo dei grandi del digitale, le cose non potranno che andar peggio.

Dire che la Sua Società è inadeguata a confrontarsi con l’attuale realtà digitale, quindi, sembra quasi eufemistico.

Caro Maestro, non so se quella in cui versa la Siae è una situazione reversibile ma mi sembra evidente che il fondo, ormai, è stato toccato e che per rialzarsi non resta che pensare ad una radicale rifondazione nel nome di valori e principi etici e morali che certamente non le mancano e nel segno del futuro.

Perché non sfiducia quanti l’hanno trascinata in un’avventura che minaccia costarle un’immagine costruita in una vita e non ricomincia da quei quattro amici al bar che pensavano di cambiare il mondo, magari cambiando qualche verso, in modo anziché il mondo provino a cambiare, ma per davvero, semplicemente la Siae?

Forse non tutto è perduto.

Con stima per il Suo passato, La saluto cordialmente.