In quale paese civile, in quale straccio di democrazia un governo procede a tappe forzate (e con l’avallo del capo dello Stato) allo stravolgimento del sistema parlamentare, alla modifica di interi capitoli della Costituzione e chissà a quante altre cose ancora, sulla base di un accordo segreto di cui sappiamo soltanto ciò che i due contraenti decidono benevolmente di farci sapere?

Giorni fa, su queste colonne, Furio Colombo ha scritto parole definitive sul fantomatico Patto del Nazareno stretto da Renzi con il pregiudicato Berlusconi, e sulla tragicommedia che da mesi ci viene propinata con la stessa arcana solennità della consegna delle tavole della legge sul Monte Sinai: “E se azzardi domande ti ricordano che la ragazza Bonafè ha avuto più voti di chiunque al mondo, inclusi i Kennedy”. Sì, è un paese “incaprettato” da tanti nodi scorsoi e da un colossale imbroglio semantico per cui Patto del Nazareno vuole dire Riforme (le loro) senza le quali, ci ripetono ogni giorno, il Paese affonderà sempre di più nella crisi e nella disperazione. Cosicché, ogni volta che compari e accoliti annunciano trionfanti: “Il Patto tiene”, dobbiamo temere un altro furto di democrazia. E se qualcuno s’azzarda a opporsi con le armi dei regolamenti parlamentari, sono urla e stridor di denti.

Preceduti da moniti tonitruanti, subito i rei vengono convocati sul Colle per una solenne strigliata, mentre il premier giovanotto (che se ne frega se 160mila cittadini in 7 giorni firmano contro l’imbroglio) batte i piedi per terra e minaccia elezioni anticipate. Ma ora davvero basta. Solo dei complici o dei dementi possono far credere che il “Patto” sia consistito in una stretta di mano come al mercato delle vacche. Anche i muri sanno dell’esistenza di un contratto scritto, perfino meticoloso nelle varie clausole. Questo documento deve saltare fuori e, se a Palazzo Chigi pensano di evitare il problema facendo finta che non esista, si sbagliano di grosso. Renzi si comporti da uomo di governo europeo e non da autocrate caucasico. Se davvero non ha nulla da temere, dia pubblica lettura di quel testo prima che qualcuno lo faccia al posto suo.

Il Fatto Quotidiano, 24 luglio 2014

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