“Il ministero della magia e delle invenzioni”. Così, l’ex sindacalista Giorgio Airaudo, oggi parlamentare di Sel, definisce il ministero guidato da Giuliano Poletti alle prese con il rifinanziamento della cassa in deroga a cui mancano circa 2 miliardi. La definizione potrebbe però essere estesa all’intero governo Renzi se si osserva la distanza tra le (solite) promesse fatte e le misure avviate. L’esecutivo in carica si presentò annunciando la creazione di un milione di posti di lavoro. La contabilità segue invece la traiettoria del gambero. Se si guardano le principali vertenze in corso si presenta uno scenario autunnale disastroso. All’Eni di Gela sono a rischio 3500 posti di lavoro, l’Alitalia si appresta a mettere in mobilità 2. 200 dipendenti, l’Ast di Terni dichiara 550 esuberi. Ma ci sono anche i 1000 posti alla De Tomaso, i 1800 (più mille) alla Teleperfomance di Taranto, i 450 della Ideal Standard e alcune altre migliaia disperse tra aziende minori.

A fronte di questi dati, il governo vanta la firma di “24 nuovi contratti di sviluppo” per circa 25 mila posti di lavoro che però mescolano nuova occupazione con salvaguardia di lavoro a rischio. La situazione si complica se si prende in considerazione la cassa in deroga. Lo strumento, finanziato con la fiscalità generale e certamente da riformare, ha costituito una misura-tampone per fronteggiare le tante crisi industriali su cui non si è voluto intervenire con una politica adeguata. I 400 milioni che il ministro Poletti assicura di aver trovato si riferiscono ai soldi mancanti per il 2013. Poi, ci sono circa 1, 5 miliardi per il 2014.

I sindacati, che in questi giorni stanno tenendo un presidio a Montecitorio, sostengono che a rischiare sono almeno 60 mila lavoratori. La beffa consiste nel fatto che per rifinanziare la cassa in deroga potrebbero essere utilizzati i fondi stanziati a suo tempo dal governo Letta per i giovani. Quei 100 mila nuovi posti per dipendenti entro i 29 anni le cui assunzioni venivano incentivate con l’abbattimento degli oneri sociali. L’obiettivo era creare 100 mila posti di lavoro; ne sono stati creati 22 mila. La differenza dovrebbe andare a tamponare possibili licenziamenti in un perverso Risiko della disperazione. Allo stesso tempo, il governo Renzi ha deciso di puntare tutto sulla Youth Guarantee europea annunciando “900 mila nuovi posti di lavoro” in un anno. A tre mesi dal varo del programma europeo, però, lo stesso ministero rende noto che i giovani registratisi sono 129. 322, 6. 907 hanno già ricevuto il primo colloquio di orientamento e 4.707 le occasioni di lavoro offerte. Prima di arrivare a un milione potrebbero passare 55 anni.

Il Fatto Quotidiano, 23 luglio 2014