Un’altra tempesta giudiziaria si abbatte su Expo 2015 e a scatenarla questa volta è il Tar della Lombardia. Una sentenza durissima, destinata a fare storia, in cui i giudici amministrativi stabiliscono che la società Expo 2015 spa deve revocare gli appalti dell’impresa Maltauro, coinvolta nell’inchiesta sugli appalti dell’esposizione universale. Secondo il Tar la società guidata dal commissario Giuseppe Sala (che ha sempre detto di avere le mani legate) possiede tutti gli strumenti per sciogliere il contratto, mentre il commissariamento dell’impresa chiesto in questi giorni dal presidente dell’Anticorruzione Cantone rischierebbe solo di allungare ulteriormente i tempi di consegna delle opere. 

I punti evidenziati dalla sentenza sono essenzialmente due: il primo, la Maltauro ha violato il Protocollo di legalità; il secondo, in virtù di tale violazione Expo 2015 spa possiede tutti gli strumenti per estrometterla dagli appalti. La vicenda prende le mosse dal ricorso presentato al Tar dal raggruppamento di imprese guidato da Costruzioni Perregrini srl e che, arrivate seconde nella gara, hanno chiesto di subentrare al gruppo guidato da Maltauro. I giudici hanno accolto il loro ricorso perché hanno ritenuto che non sia necessario aspettare il giudizio penale per ritenere che la gara sia stata “falsata e distorta da una pressione corruttiva”. L’aggiudicazione è stata illegittima e “inequivocabili riscontri provengono, in particolare dall’analisi degli atti di indagine”.

Secondo il collegio la documentazione già esistente prova l’esistenza di una “associazione criminosa” di cui avrebbero fatto parte l’alto dirigente di Expo 2015 spa Angelo Paris e l’amministratore Enrico Maltauro e la realizzazione di condizionamenti sulla procedura “tali da comprometterne la trasparenza e legittimità”.

Per il Tar Maltauro non solo non  ha rispettato il Protocollo di legalità non solo perché non ha segnalato alla Prefettura e a Expo 2015 “ogni tentativo di estorsione, intimidazione o condizionamento di natura criminale.. (richiesta di tangenti)” né denunciato all’autorità giudiziaria “ogni illecita richiesta di denaro, prestazione o altra utilità”, ma perché di queste condotte illecite si è anche fatto promotore.  Per il Tar, con la documentazione già esistente, è possibile provare l’esistenza di una “associazione criminosa” di cui avrebbero fatto parte l’alto dirigente di Expo 2015 spa Angelo Paris e l’ammininistratore Enrico Maltauro. Entrambi avrebbero condizionato la procedura di gara tanto “da comprometterne la trasparenza e legittimità”. 

 

La sentenza inoltre ritiene “palesemente inattendibili” le argomentazioni usate dalla società Expo 2015 quando dichiara di non poter intervenire su Maltauro e “infondato” l’assunto secondo il quale non esiste “alcun elemento certo che giustificasse la risoluzione del contratto”. Per il Tar la violazione del Protocollo costituisce una condizione sufficiente e anzi la volontà di Expo di attendere eventuali interdittive della Prefettura il presidente dell’Anac Raffaele Cantone ha inviato la richiesta di commissariamento – viene giudicata come “propositi manifestamente volti a differire ogni decisione e a renderla, con il trascorrere del tempo e il progredire dei lavori, obiettivamente inattuabile”. 

Il Tar non ha però il potere di revocare l’appalto. La decisione ultima sui contratti spetta solo ad Expo 2015. Lo stabilisce la normativa sulle grandi opere e lo sottolineano i giudici che nella sentenza riconoscono alla società appaltante la potestà della decisione. Per il collegio però non esistono ragioni di diritto per non interrompere il contratto e anzi la risoluzione sarebbe auspicabile perché la prosecuzione dei lavori da parte di Maltauro “darebbe sostanza a una manifesta violazione dei principio di legalità e trasparenza degli appalti pubblici” e “rischierebbe di proiettare sull’Evento universale un’ombra cupa, delineata dall’ammessa incapacità di far fronte a fenomeni di permeabilità del malaffare”. 

Secondo i giudici, neppure il decreto del Governo, che consente al presidente dell’Autorità anticorruzione Cantone di chiedere il commissariamento delle imprese compromesse dalle indagini, è utile a risolvere il problema. Per il Tar l’applicazione del decreto “nulla aggiungerebbe, in termini di speditezza ed efficienza, all’ipotesi di stipulazione del contratto con il Rti ricorrente”, ovvero non sarebbe più efficace che lasciare subentrare nei lavori i secondi arrivati. La decisione di un eventuale commissariamento rischia anzi di allungare ulteriormente i tempi di consegna delle opere perché può essere a sua volta impugnata di fronte al Tar. 

“Il Tar ha riconosciuto che le ragioni portate da Expo 2015 per non mandare via Maltauro non stanno in piedi” dice al fattoquotidiano l’avvocato Sergio Colombo che, insieme alla collega Elvira Poscio, assiste il raggruppamento di imprese che ha presentato il ricorso al Tar. Il tempo concesso dai giudici ad Expo scade a dicembre. Se la società guidata da Sala non avrà nel frattempo provveduto a interrompere i rapporti con Maltauro e le sue associate, il tribunale stabilirà l’ammontare della sanzione. La maxi richiesta risarcitoria dei ricorrenti è di circa 6 milioni di euro.