Brasile-Germania 1-7. Avete letto bene. Sette a uno per i tedeschi. È la peggior sconfitta della Selecao in un Mondiale. È il giorno più triste nella storia del calcio brasiliano. Più del Maracanaço. La Germania è un killer spietato, travolge i verdeoro e andrà a giocarsi la finale alla ricerca del suo quarto mondiale. Non c’è partita al Mineirao. Manca una delle due squadre ed è quella attesa da 60mila persone nello stadio e duecento milioni fuori. Senza Neymar e Thiago Silva, il Brasile non entra mai in partita. La Seleçao gioca i trenta minuti iniziali con arrembaggi senza senso nei quali i tedeschi di Loew sguazzano. Devono solo aspettare l’occasione giusta per colpire.

Arriva al decimo dopo un’azione di Khedira sulla destra, dove Marcelo è un fantasma. Sul calcio d’angolo David Luiz rimane sul blocco di Klose e per Thomas Müller, tutto solo, è un gioco da ragazzi spingere di piatto alle spalle di Julio Cesar. Il gol subito fa implodere un Brasile impaurito senza la sua colonna portante in difesa e la sua stella in attacco.

La Selecao è smarrita, vaga per il campo senza ordine. La Germania è bellissima e spietata, un’orchestra che suona la marcia funebre del futebol bailado. Il cielo plumbeo sul Mineirao minaccia una pioggia di gol, che arriva puntuale tra il 23’ e il 29’. La prima goccia riscrive un record: Klose segna il suo 16esimo gol in un Mondiale, spodestando Ronaldo dal trono dei bomber della Coppa. Una beffa per i brasiliani, un altro evento da ricordare in un giorno storico per i tedeschi. Con il Brasile in bambola, arriva il diluvio. In un giro di lancette Toni Kroos infila due gol, il primo su cross di Lahm, ancora dalla destra. Sono passati 25 minuti e il peggio deve ancora venire. Ne basta altri quattro e Khedira confeziona il 5-0 nel deserto della difesa avversaria. La partita è chiusa in mezz’ora, i tedeschi hanno stracciato i verdeoro. Piovono bordate di fischi dagli spalti. La Germania è d’acciaio, la Seleçao sembra una squadra di provincia capitata lì per caso. Non ha mai un guizzo né uno scatto d’orgoglio, disegnata male da Felipe Scolari e travolta dagli eventi.

Il tempo che resta è agonia. Il Brasile tenta una flebile e sterile reazione. Poi per contare i gol bisogna iniziare a usare la seconda mano. Ne segna due Schürlle tra il 68’ e il 78’. Dagli spalti partono gli “olè” a ogni passaggio dei tedeschi. Segna Oscar a un minuto dalla fine della mattanza, ma non esulta nessuno. Un Paese intero ricorderà i ragazzi che in semifinale subirono la più umiliante delle sconfitte nella storia del calcio nel Paese che lo gioca danzando. Non c’è musica, solo lacrime. Dei protagonisti e dello stadio. Di una nazione intera, schiacciata dalla Germania più bella di sempre, una perfetta macchina da calcio. L’evoluzione di quella giù stupenda apprezzata nel 2010 in Sudafrica. Loew potrà anche non vincere il Mondiale ma il suo nome e quelli dei suoi calciatori rimarranno scolpiti nella pietra.

Dopo gli ottavi di finale, l’attaccante cileno Pinilla si è fatto tatuare la traversa colpita a un minuto dalla fine dei tempi supplementari. Se quel tiro fosse entrato avrebbe scritto un epilogo meno doloroso all’avventura del Brasile. Invece ora camminerà con le cinque stelle sul petto, una per ogni mondiale vinto. Ma appena sotto, sul cuore, avrà una cicatrice per ogni gol subito dalla Germania. Campione del mondo chissà, di sicuro killer dei sogni di una nazione.

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