Il governo cerca casa per gli esuberi Alitalia. Ma la prima giornata di trattative si chiude con una smentita di Aeroporti di Roma che nega le ipotesi di ricollocamento avanzate dall’ad di Alitalia, Gabriele del Torchio. Nessuna opzione simile “è stata mai presa in considerazione”, spiega la società che gestisce gli scali romani e che fa capo alla famiglia Benetton, socia, tra l’altro, dell’ex compagnia di bandiera.

Resta in piedi la possibilità, sposata dal ministro dei trasporti Maurizio Lupi, di riportare in Italia la manutenzione attualmente fatta in Israele “impiegando 200-250 dipendenti”. Mentre sul tema di un riassorbimento dipendenti in eccesso in Poste, l’ad del Torchio risponde secco: “Non so, lasciateci lavorare”. Segno di un deciso imbarazzo del management della compagnia di bandiera che ha deciso finalmente di presentare l’operazione Etihad ai sindacati.

Il documento, di cui i vertici della società non hanno fornito copia vietando in sala ogni riproduzione delle slide proiettate, ha spiegato alle organizzazioni di categoria esclusivamente gli aspetti finanziari dell’operazione di salvataggio. Compreso il fatto che gli attuali soci Alitalia, Poste Italiane incluse, saranno chiamate a sborsare altri 250 milioni di euro prima delle nozze con Etihad. E ha poi confermato che gli esuberi saranno complessivamente 2.251.

Una cifra importante su cui è indispensabile trovare un accordo con i sindacati perché, “non c’è alternativa credibile al piano” della compagnia del Golfo come i rappresentanti di piloti e assistenti di volo hanno scritto in una lettera indirizzata all’ad di Etihad, James Hogan. Una missiva in cui mettevano sul piatto la disponibilità a “sottoscrivere immediatamente un blocco di tre anni di tutte le dinamiche contrattuali” impegnandosi alla “pace sociale” e rinunciando ad azioni di rivendicazione”.

Un messaggio importante, ma probabilmente non sufficiente a raggiungere le condizioni imposte dalla compagnia mediorientale che ha anche chiesto l’abbattimento del debito. Su questo tema, le banche creditrici hanno mostrato un’apertura anche se ancora manca l’intesa definitiva. Tuttavia ieri l’ad di Banca Intesa, Carlo Messina, ha ritenuto opportuno imputare “ad altri” eventuali “responsabilità se il tavolo salta”, pur ricordando che il piano “sia nell’interesse di tutti”. Anche della stessa Adr, che nella nota in cui smentiva il ricollocamento dei dipendenti Alitalia, ha confermato l’intenzione di portare avanti gli investimenti per l’ampliamento degli scali romani come nei desiderata di Etihad.

Nelle prossime ore la trattativa andrà avanti ad oltranza perché “si deve chiudere assolutamente in settimana, altrimenti ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità”, come ha ammonito il ministro Lupi che si è augurato che “non si scelga il baratro” ma si arrivi ad una soluzione che riduca al minimo gli esuberi e “utilizzi tutti gli strumenti necessari, come gli ammortizzatori, le ricollocazioni nel settore, le sinergie e il riassorbimento delle esternalizzazioni” con la prospettiva di una “mobilità per gli ex dipendenti Alitalia e non di una cassa integrazione”. Tuttavia, “non bisogna creare facili illusioni parlando di esuberi zero”, ha avvertito il ministro che si sta preparando ad affrontare anche un altro punto dolente della trattativa. Quello dell’ingresso di Poste Italiane nel capitale Alitalia su cui Bruxelles ha chiesto chiarimenti entro il prossimo 22 luglio.