Moneyval, l’organismo antiriciclaggio del Consiglio d’Europa, si apresta a sanzionare il Liechtenstein. Ma il colpo potrebbe arrivare al Vaticano e alle istanze di moralizzazione finanziaria di papa Francesco. Perché nel mirino di Moneyval c’è il lasso di tempo in cui il capo dell’autorità antiriclaggio del Principato centroeuropeo era Renè Bruelhart (nella foto) attualmente alla guida dell’Autorità d’informazione finanziaria (Aif) vaticana. 

Il voto finale a un Paese da parte di Moneyval è il risultato delle singole valutazioni dell’organismo internazionale sul rispetto delle singole raccomandazioni antiriciclaggio. I voti possibili sono quattro. Due al di sotto della sufficienza: not compliant (non conforme), partially compliant (parzialmente conforme). Due sopra la sufficienza: largely compliant (largamente conforme) e compliant (la valutazione massima). 

La raccomandazione della Fiu (denominazione internazionale dell’organo antiricilaggio di ciascun Paese) del Liechtenstein era “largely compliant” nella precedente valutazione del 2007 e ora, nel report appena approvato, scende a una valutazione negativa, “partially compliant”. Il direttore dell’Aif vaticano Renè Bruelhart è stato fino al 2012 a capo della Fiu del Liechtenstein ora bocciato da Moneyval.