“La conferenza stampa si doveva fare, no question”, sbotta il corrispondente della Bbc. “In democrazia non si possono saltare questi confronti, non mi ricordo un precedente simile”. “Mancanza di rispetto per chi lavora”, non si tiene il giornalista tedesco di Deutsche Verkehrszeitung. “In questo modo Renzi ha dato subito il cattivo esempio nel contesto della presidenza italiana”. Altrettanto seccata la collega di Agence Europe: “Facile presentare un programma senza rispondere ai giornalisti”. Queste le reazioni della stampa internazionale alla scelta di Matteo Renzi di non tenere la tradizionale conferenza stampa dopo la presentazione del semestre di presidenza italiano al Parlamento europeo di Strasburgo. Preferendo rientrare in Italia per partecipare a Porta a Porta in serata. Stupore e proteste tra i giornalisti di tutta Europa, stipati in sala stampa per ascoltare il programma del premier italiano. L’indiscrezione serpeggiava già in mattinata, ma nessuno voleva crederci. L’incontro era stato programmato da giorni per le 17 nella briefing room del Parlamento. E la notizia che il presidente del Consiglio del Paese che eredita per sei mesi la guida del Consiglio Ue gestendone l’agenda politica non avrebbe tenuto il tradizionale confronto con i corrispondenti di quotidiani, tv, agenzie e siti web sembrava assurda. Eppure così è stato. Man mano che i rumor si sono concretizzati, è montata la rivolta. “Ma come? E noi come facciamo?”. Inevitabili le richieste di informazioni ai giornalisti italiani, impossibile fornire risposte sicure.

Poi la conferma della cancellazione è arrivata dal neo eletto presidente del Parlamento europeo, il tedesco Martin Schulz. Che, nel suo incontro con la stampa insieme al premier greco Antonis Samaras, presidente uscente del semestre greco, ha spiegato: “Niente conferenza a causa della fitta agenda di Renzi che deve rientrare immediatamente a Roma”. Poi la battuta: “Se volete posso tenere la conferenza stampa per lui”. Un’uscita che, si mormora, nasconde una certa irritazione del tedesco per la scelta di Renzi.

Comprensibili le critiche, anche perché, visto che il Parlamento europeo si riunisce a Strasburgo solo una volta al mese e non sempre l’agenda dei lavori parlamentari è particolarmente interessante, molti giornalisti vengono in Francia esclusivamente in occasioni eccezionali. La presentazione del semestre di presidenza da parte di un primo ministro è una di queste. Proprio per evitare le scontate ripercussioni sui rapporti con la stampa internazionale, lo staff del premier ha cercato fino all’ultimo di salvare il salvabile, ipotizzando almeno un veloce punto stampa dopo il discorso in Aula e all’uscita dell’emiciclo. Ma anche questo appuntamento è saltato, visti i molti interventi degli eurodeputati. “Se ci teneva alla conferenza stampa non doveva fissare appuntamenti in prima serata in Italia”, osserva una giornalista di Agence France Press.

Non proprio un debutto da manuale, insomma. Ma in linea con i preparativi del semestre, anch’esssi non all’altezza delle aspettative. E dire che, commentando le lacune della preparazione, fonti della presidenza italiana avevano spiegato i ritardi con la “esplicita volontà di lasciare a Matteo Renzi l’onere e l’onore di delineare le priorità italiane a Strasburgo il prossimo 2 luglio”. 

@AlessioPisano