Durante la scorsa campagna elettorale, Mirko Lami, operaio e delegato Fiom della Lucchini di Piombino, era stato l’orgoglio del Pd. Intervenendo alla trasmissione Servizio Pubblico di Michele Santoro aveva preso di petto Beppe Grillo e la sua definizione di “peste rossa” a proposito del Pd e dei sindacati. Gloria e onori da tutto il mondo progressista. Ieri, lo stesso Lami, iscritto al Pd, ha rinfacciato a Matteo Renzi di essersi rimangiato “gli impegni assunti di fronte al presidente della Regione, alle istituzioni locali e alle organizzazioni sindacali al momento della firma dell’accordo di programma”. L’accordo con cui è stato chiuso lo stabilimento siderurgico della Lucchini, infatti, prevedeva tra le altre cose, il “potenziamento produttivo delle attività industriali portuali volte allo smantellamento, alle manutenzioni e refitting navale dell’attività portuale”.

Gli operai, infatti, nei giorni luttuosi della chiusura della Lucchini, erano stati tranquillizzati sul possibile arrivo della Concordia. Chi si era speso più di tutti era stato il presidente della Toscana, Enrico Rossi, oggi evidentemente contrariato dalla decisione del governo. Da Palazzo Chigi, però, si sostiene che le risorse e le competenze per smantellare la nave di Costa Crociere siano solo a Genova e ci si rallegra di aver strappato la sede alla Turchia.

A Piombino, però, sono sicurissimi che a settembre il porto sarebbe pronto per avviare una lavorazione che poi avrebbe grandi benefici sull’intero indotto. Invece, dice Lami, “Genova ha la nave e Piombino ha un accordo di programma. E il territorio come fa a vivere?”. Stiamo parlando di lavoratori in contratti di solidarietà, cassa in deroga, di negozi che chiudono, di una città che attende come la buona novella l’interessamento, ora della Jiindal, ora della Mittal (la stessa che si dice interessata all’Ilva di Taranto) fino, addirittura, alla Hyundai. Tutte multinazionali straniere che stanno valutando se prendere o meno in carico la ex Lucchini. Chi ha ragione, chi ha preso in giro chi e, soprattutto, perché gli operai si sentono “presi per i fondelli”?

Le risposte giungeranno un po’ alla volta. Ma chi ha più elementi per capire come stanno le cose invita a considerare che lo spostamento della nave a Genova, anzi a Voltri, dove si procederà al suo alleggerimento, rientra nell’orbita di Fincantieri e di Saipem, cioè Eni, quindi di interessi molto consolidati all’interno del governo. Piombino, invece, non porta nulla. Solo le speranze attivate in campagna elettorale quando soltanto il M5S ricordava che la prospettiva del porto e dello smantellamento della Concordia era quantomeno illusoria. Promesse e speranze, generate anche dalla Regione che pure ha finanziato l’operazione. Chi andrà, del governo, a spiegare a Piombino come stanno le cose?

Il Fatto Quotidiano, 2 luglio 2014