I 500 lavoratori cassintegrati di Mirafiori passeranno gradualmente allo stabilimento Maserati di Grugliasco. Torna sui suoi passi l’ad del Lingotto Sergio Marchionne, che aveva bloccato il trasferimento come ritorsione nei confronti dei propri operai, per lo sciopero di un’ora organizzato lunedì 16 giugno dalla Fiom. Un’agitazione che aveva portato alla mancata produzione di 11 auto. L’amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles, a quanto si apprende, lo ha annunciato durante una lunga riunione a sorpresa con i lavoratori della casa automobilistica del tridente. 

La riunione con i responsabili di reparto e i delegati è stata convocata dai dirigenti dello stabilimento intorno alle 11 per le 13,15. Senza alcun preavviso, all’incontro si è presentato Marchionne che ha chiesto di avere chiarimenti sui malumori e sulle proteste dei giorni scorsi. L’ad ha voluto che i delegati raccontassero serenamente quali fossero i problemi e ha chiesto a tutti i presenti se credessero nel progetto avviato alla Maserati. Ottenute rassicurazioni, ha confermato che da settembre a Grugliasco partiranno i dodici turni di lavoro e il graduale trasferimenti di 500 cassintegrati da Mirafiori.

Nella riunione si è parlato anche del contratto. Il manager del lingotto – riferiscono i delegati presenti alla riunione – ha affermato di essere disponibile a dare l’aumento contrattuale, ma vorrebbe darlo solo a chi lavora. “Meglio qualcosa in meno ma a tutti”, hanno replicato i delegati. 

Il manager giovedì aveva deciso il blocco totale degli straordinari in tutto il gruppo e lo stop al trasferimento dei cassintegrati di Mirafiori, che non lavorano da oltre un anno. Lo sciopero era stato indetto dai lavoratori per protestare contro lo stallo nelle trattative sul contratto, che attualmente prevede un aumento ritenuto “eccessivo” dei carichi di lavoro dei dipendenti, per la ripresa del mercato delle auto di alta gamma.

Marchionne aveva anche scritto ai lavoratori una lettera, pubblicata da La Stampa, in cui definiva “irrazionale e incomprensibile” l’agitazione che aveva causato una mancata produzione con conseguenti “perdite produttive in un momento così delicato” che “non possono essere prese con leggerezza”.

Dure erano state le reazioni dei sindacati. “Credo che la posizione assunta dalla Fiat sia pericolosa”, aveva dichiarato il segretario della Cgil Susanna Camusso. “La Fiat eviti ritorsioni e si ricostruiscano normali relazioni sindacali”, aveva aggiunto il segretario della Fiom Maurizio Landini.

Più blande quelle della politica. Il primo cittadino dem di Torino Piero Fassino aveva liquidato la vicenda definendola come una “normale” dialettica e anche il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, ex presidente di LegaCoop, aveva scelto di non prendere alcuna posizione sulla vicenda: “Non sono un dipendente di Marchionne”, aveva detto ai giornalisti. Una decisione che lo accomunava al presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, amico di vecchia data di Marchionne, che pur non esprimendosi direttamente, aveva ritenuto di dover sottolineare la “necessità di nuove relazioni sindacali in Italia che tengano conto, da entrambe le parti, del fatto che viviamo in un mondo che non è più quello degli anni ’80″.