A proposito di Papi e di mafia. Bergoglio ora ha “ritirato la tessera” ai mafiosi ai quai non offre alibi. Uno può dire: sono fatti della Chiesa. No, pur laico e poco credente come il sottoscritto, le parole dette da Papa Francesco in Calabria riguardano anche i laici, la politica e la società italiana. Riguardano anche quelli – e sono tanti e ci circondano – che mettono (continuano a mettere) colpevolmente in seconda fila il problema della mafia e della sua presenza (da 180 miliardi di euro l’anno, stime Bankitalia) nella società.

Bergoglio, dalla Calabria,  ha scomunicato i mafiosi. È la prima volta per un pontefice ed è un gesto solenne e definitivo. Ma lo aveva già fatto Woytjla, si dice. No, il Papa polacco aveva fatto un discorso molto diverso e molto meno laico.  Il 9 maggio 1993, un anno dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio, il “pastore” Karol  Woytjla aveva fatto un passo molto più tradizionale nella sua omelia nella valle dei templi di Agrigento. Aveva ricordato la cultura cattolica della “pace”, della “vita” e della “concordia”; poi aveva citato il comandamento “non uccidere” e infine aveva intimato ai mafiosi: “convertitevi”. Una cosa forte, ma diversa da una scomunica. E una cosa molto meno forte alle orecchie dei laici e dei non cattolici.

Bergoglio non invita i mafiosi a fare nulla, li mette fuori e basta. Insomma: ritira loro la tessera, senza appello o “autorizzazione a procedere”, per dirla laicamente. Francesco, al contrario di Giovanni Paolo II non concede l’alibi – un po’ ipocrita, alle orecchie di un non credente – del circuito chiuso confessione-comunione-e poi si ricomincia da capo, fino alla prossima confessione-comunione e così via.

Questo, da laico poco credente e da esperto cronista, mi colpisce delle parole di questo Papa che sono un modello laico di comportamento. In tanti anni, non ho mai sentito dire alle classi dirigenti di questo Paese nulla di simile e di così chiaro: “via i mafiosi dallo Stato, dalla vita politica, dal l’economia, o semplicemente dal mio ufficio”. Senza alibi.