Cipro guarita dalla troika? Secondo il presidente della Repubblica, Nikos Anastasiadis, il Paese potrebbe – sulle orme della Grecia – tornare sul mercato dei titoli di Stato a fine mese. Con un anno di anticipo rispetto a quanto i creditori avevano inizialmente stimato, grazie alla garanzia di cinque grandi gruppi finanziari che faranno scouting per scovare potenziali investitori interessati a scommettere sul debito dell’isola. A poco più di un anno dal salvataggio da 10 miliardi di euro (inviati su un volo cargo da Ue e Fmi) e dal prelievo forzoso sui conti correnti superiori ai 100mila euro che mise Cipro al centro dell’agenda economica europea, ora il capo del governo dice grazie ai suoi ministri che hanno fatto i “compiti a casa” imposti a Nicosia da Bruxelles. E attribuisce i meriti del cambio di passo al rispetto del memorandum imposto dai creditori. Ma, accanto al rientro ufficiale sui mercati, c’è la partita legata alle grandi banche di investimento. Che, nelle intenzioni, dovrebbero sostenere Cipro – la cui maggiore banca è ridotta a uno “zombie” zeppo di debiti – in questo secondo tempo della crisi. L’accelerazione dovrebbe arrivare da cinque soggetti: Deutsche Bank, Goldman Sachs International, HSBC, Ubs Investment Bank e Vtb Capital, a cui il ministero delle Finanze ha dato il compito di collocare i bond che lo Stato emetterà.

Un mese fa Cipro aveva sondato il mercato piazzando 100 milioni di euro in obbligazioni a sei anni al 6,5%: un sorta di esperimento per testare non solo l’immagine internazionale ma anche il merito del memorandum, “copiando” Atene che ha già piazzato tre miliardi di titoli a cinque anni con un tasso inferiore al 5%. Ma con la differenza che, in Grecia, l’entusiasmo del premier Antonis Samaras per il ritorno sui mercati si scontra con le parole del ministro tedesco Wolfgang Schaeuble, che annuncia un possibile terzo memorandum viste le previsioni del Fmi che individuano un doppio gap di bilancio per il 2015 e il 2016.

Dodici mesi fa il salvataggio dell’isola era avvenuto nel segno dell’improvvisazione, con la decisione di penalizzare i piccoli risparmiatori in assenza di regole chiare sulla gestione delle crisi bancarie. E con prevedibili polemiche su misure draconiane come quella di limitare e per alcuni giorni bloccare del tutto i prelievi dai bancomat: molti media locali diffusero la notizia che il black-out era un tentativo dell’Europa di punire i grossi depositi detenuti nell’isola, per la stragrande maggioranza di origine russa. Oggi, dopo un anno di rigore e riforme, i conti ciprioti sembrano migliorare, ma con all’orizzonte un altro scenario che si intreccia con quello bancario: lo sfruttamento della “zona economica esclusiva” (Zee) con i giacimenti sottomarini di gas che fanno gola a molti.

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