Le carte ancora non hanno chiarito tutte le posizioni, ma il Patriarca di Venezia ha scelto di intervenire prima ancora che venga fatto. “È urgente e quanto mai utile in attesa che i fatti siano accertati e i giudizi emessi avviare da subito un serio esame di coscienza – ha detto Francesco Moraglia al settimanale Gente Veneta – che per protagonisti deve avere la città, la chiesa che è in Venezia”.  La sua è una presa di distanza, prima di tutto dagli aspetti legali delle vicende giudiziarie, ma anche da quelli morali.

Una scelta che non stupisce visto che nei giorni scorsi, all’interno di un foglietto sequestrato ad una dipendente di Coveco, era apparso, accanto ai finanziamenti di altri politici, quello alla Fondazione Marcianum. Due elargizioni, nel 2009 e nel 2010 da parte della Co.ve.Co (in Ati con Mantovani) avrebbe versato in modo trasparente e legittimo. 

“È questione di coraggio bisogna tenere la barra dritta, a dispetto dei venti impetuosi che vorrebbero condurre la nave di qua o di là – dice il patriarca – quant’è più facile, infatti, lasciarsi portare dal vento… Ma sarebbe debolezza, o almeno leggerezza. Con il pericolo di non giungere alla meta che, pur nella tempesta di questi giorni, si chiama giustizia“. Le parole del patriarca sono (volutamente) dure. E nel condannare non tralascia nulla, nemmeno la connessione con Mani Pulite

“Ricordo che già vent’anni fa, ai tempi di Tangentopoli, mi sentivo molto in sintonia con chi diceva che “i magistrati parlano con le sentenze” – dice Moraglia – in un tempo in cui tutti davano interviste, la trovai un’affermazione di metodo saggia, opportuna e volta al vero bene comune. In generale, penso che sia corretto esprimersi su un fatto per ciò che si sa, per conoscenza diretta e completa, nelle sedi appropriate. Il resto tende a sconfinare nella chiacchiera”. Certo è però, che a qualche chiacchiera, (o indicazione di metodo) il Patriarca si abbandona.

“Non posso nascondere che in questi miei primi due anni a Venezia ho dovuto affrontare e sto affrontando anche taluni passaggi non facili e non indolori, con decisioni ostacolate e non sempre capite ma che si rivelano, soprattutto con il passare del tempo e alla luce dei fatti, opportune ed anzi, in alcuni casi, necessarie – dice Moraglia – spero che chi si opponeva o si oppone, più o meno apertamente, oggi capisca che il Patriarca agiva e sta agendo per il bene di tutti e di ciascuno. Come Curia Patriarcale, ad esempio, abbiamo avviato un’importante verifica dell’uso delle strutture e dei beni a disposizione, in nome dell’essenzialità e della loro funzionalità in ordine alle priorità pastorali. Van in questo senso la dismissione della sede di Calle degli Albanesi, con l’accorpamento degli uffici veneziani di Curia all’interno del complesso del Palazzo Patriarcale, che prima sembrava a molti impossibile e invece c’è stata”.