“Non voglio guerra. Non voglio rivincite, malgrado l’enorme sacrificio del popolo ucraino”. Lo ha affermato nel suo discorso di insediamento Petro Poroshenko dopo aver prestato giuramento come presidente dell’Ucraina dinanzi al parlamento di Kiev. L’oligarca è stato eletto il 25 maggio con il 54,7 per cento dei voti, travolgendo la più radicale Iulia Timoshenko, ex pasionaria della “rivoluzione arancione” del 2004, che ha ottenuto il 13 per cento.

Dopo aver girato sul Vangelo sulla Costituzione ucraina, il neo presidente ha ribadito che “la Crimea è, è stata e sempre sarà territorio dell’Ucraina. Non ci saranno compromessi”. Poroshenko ha offerto di tenere elezioni regionali anticipate nella parte orientale del paese ed ha proposto il decentramento, con passaggio di poteri alle regioni, ma ha respinto le richieste di una federalizzazione del Paese. Nel suo discorso ha invitato i separatisti filorussi a deporre le armi, assicurando “indennità” a tutti coloro che “non hanno le mani sporche di sangue”. L’oligarca ha quindi puntato il dito contro l’ex presidente Viktor Yanukovych, accusandolo di finanziare il terrorismo nell’Est: “È pienamente responsabile per la situazione in quella regione oggi”, ha concluso.

Alla cerimonia, introdotta dal presidente ad interim Oleksandr Turcinov (capo dello Stato pro-tempore dopo i moti di piazza di Kiev), hanno presenziato anche i primi tre ex presidenti eletti dell’Ucraina postcomunista. Assente, viceversa, il quarto: lo stesso Ianukovich, riparato in Russia dopo la destituzione. Diversi i leader stranieri intervenuti: in particolare il vicepresidente Usa, Joe Biden, e il presidente dell’Unione Europea, Herman Van Rompuy che hanno ribadito il loro sostegno al nuovo capo di Stato. Nella platea degli ospiti internazionali spiccavano i presidenti di Polonia e Lituania, Bronislaw Komorowski e Dalia Grybauskaite, impegnati entrambi in prima linea per allontanare Kiev da Mosca. La Russia – nonostante il tentativo di dialogo avviato ieri da Poroshenko con Vladimir Putin, a margine delle commemorazioni del settantesimo anniversario dello sbarco in Normandia e con la mediazione della cancelliera tedesca Angela Merkel – si è fatta invece rappresentare solo da un diplomatico. Per l’Italia è intervenunto il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova.

L’accordo economico tra Ue e Kiev – Poroshenko ha annunciato di essere pronto a sottoscrivere, il 27 giugno, giorno in cui si terrà a Bruxelles il vertice Ue, la parte economica dell’accordo di associazione con l’Unione Europea. “Sono pronto a firmare immediatamente la seconda parte dell’accordo con l’Ue”, ha detto nel corso del suo discorso di insediamento. “Ho già la penna in mano”. La parte politica dell’accordo tra Kiev e Bruxelles era già stata firmata a marzo.

Mosca aumenta controlli alla frontiera – Il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato di rafforzare i controlli alla frontiera con l’Ucraina. Putin ha ordinato, secondo il Cremlino, di prendere tutte le misure necessarie per impedire i passaggi illegali dopo che Kiev ha ammesso giovedì che tre dei suoi posti di frontiera erano caduti nella mani dei separatisti filo russi.

Le reazioni dei filorussi al discorso di Poroshenko – “Non ci credo”. Così Valery Bolotov, leader degli insorti della autoproclamata Repubblica di Luhansk in Ucraina, ha parlato della proposta di amnistia formulata oggi dal neo presidente di Kiev nel suo discorso di insediamento. Poroshenko ha anche promesso il dialogo con i cittadini nelle regioni orientali, ma ha escluso gli insorti. “Parlare con i malviventi e gli assassini non è la nostra prospettiva”, ha detto il presidente. “Queste affermazioni non ci riguardano”, ha commentato il cosiddetto primo ministro della Repubblica popolare di Donetsk, Alexander Borodai, secondo Ria Novosti.

Vladimir Konstantinov, capo del Consiglio di Stato della Repubblica autonomista di Crimea ha affermato che la regione “non tornerà mai a far parte dell’Ucraina, Poroshenko può dire quello che vuole – ha detto -, le sue affermazioni sono prive di senso”.

Continuano gli scontri nell’Est – Nello stesso momento in cui il neo presidente a giurato, nel centro di Kiev un’auto è esplosa ferendo gravemente una persona. A Sloviank, intanto, i filorussi denunciano nuovi bombardamenti di artiglieria in mattinata, che hanno causato almeno tre i morti. A Luhansk il bilancio degli scontri è invece, dicono “di 13 morti di cui almeno 10 civili”. Il leader dei ribelli, Valeri Botolov ha dichiarato: “Non abbiamo rapporti con Kiev, e ogni negoziato sarà possibile solo se le truppe di occupazione lasceranno il nostro territorio”.

Nell’autoproclamata Repubblica di Donetsk invece Maxim Petrukhin, assistente del leader dei ribelli Denis Pushilin, è stato assassinato a colpi di arma da fuoco nel centro della città. Lo riferiscono i media separatisti e quelli russi. A quanto si apprende, l’uomo è stato freddato da sconosciuti a bordo di un’auto, nel centrale viale Puskhin.