“Ci hanno invaso nel Sud-Est del Paese: se non si ritirano immediatamente reagiremo”. Soffiano nuovi venti di guerra tra Kiev e Mosca, con il governo dell’Ucraina accusa la Russia di esser entrata nella regione di Kherson, al confine con la Crimea, con truppe militari. Per questo motivo il ministero degli Esteri chiede un passo indietro del Cremlino, pena una risposta forte, “con tutti i mezzi”. Poco prima della dichiarazione del governo ucraino, invece, il Guardian aveva parlato di un respingimento da parte dei militari di Kiev di un tentativo russo di infiltrarsi nel territorio nazionale. In tal senso, a sentire il ministro della Difesa aerei e paracadutisti ucraini hanno bloccato una tentativo da parte di truppe russe di invadere l’Arbatskaya Strelka, una striscia di terra lunga 112 km che corre parallela alla costa orientale della Crimea e fa parte della regione di Kherson.

Non solo. Le truppe russe, infatti, hanno preso il controllo di una stazione di distribuzione di gas naturale vicino alla Crimea. Lo fa sapere un portavoce della guardia di confine ucraina. Si tratta della prima azione della Russia fuori dalla Crimea e in territorio ucraino, mentre la penisola è nelle mani delle truppe di Mosca dalla fine dello scorso mese. Un contingente di circa 120 soldati ha occupato la stazione. Una folla di filorussi, inoltre, ha tentato nel pomeriggio di irrompere nella sede dei servizi segreti ucraini (Sbu) a Donetsk, nella russofona Ucraina orientale. Lo riportano i media locali. I manifestanti – che chiedevano la liberazione dell’autoproclamato ‘governatore’ filorusso di Donetsk, Pavel Gubarev – sono riusciti a sostituire la bandiera ucraina con quella della “Repubblica di Donetsk” prima di essere respinti dalle forze dell’ordine in assetto antisommossa. Le manovre militari di Mosca, però, hanno provocato anche la reazione della comunità internazionale. “La Russia dovrà rispondere delle sue azioni, e potrebbe essere soggetta ad un isolamento diplomatico ed economico” ha detto l’ambasciatrice americana all’Onu, Samantha Power, precisando che se verranno confermate le accuse di Kiev sulla presenza di truppe russe sul territorio nazionale si tratterebbe di “una escalation scandalosa”. L’Inghilterra, invece, ha proposto Londra come sede alternativa per la riunione del G7 se la Russia dovesse essere espulsa dal G8 a causa della sua politica in Ucraina.E’ quanto riporta il settimanale tedesco Der Spiegel, citando una fonte vicina al governo tedesco. La proposta sarebbe stata accolta dagli altri sei Paesi membri, Italia inclusa. Oltre al possibile spostamento della riunione del G7 a Londra, rispetto a quella del G8 in programma a Sochi, lo Spiegel spiega che se il presidente russo Vladimir Putin non dovesse fare passi indietro sull’annessione della Crimea, Berlino potrebbe annullare anche le consultazioni intergovernative russo-tedesche in programma a Lipsia in aprile, o comunque mantenerle in un formato ridotto.

Ucraina, il 21 marzo firma per intesa con Ue
Ucraina
e Russia sono sempre più lontane, la Crimea parla già di annessione e la tensione si alza (altri 2 morti in uno scontro a fuoco avvenuto la notte scorsa) mentre la diplomazia internazionale ancora deve capire quali strumenti utilizzare per affrontare la crisi. Kiev e Mosca sono sempre più distanti e il dialogo si fa sempre più difficile, tanto più dopo l’annuncio del premier ucraino Arseni Iatseniuk: il 21 marzo  firmerà con l’Unione europea della parte politica dell’accordo di associazione e libero scambio tra Ucraina e Ue sarà firmata il 21 marzo prossimo, nel corso del vertice Ue. In un video diffuso dalle tv locali Iatseniuk, rientrato ieri da una tournée in Europa e negli Usa, ha affermato di aver avuto “un incontro con il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy“. “Siamo d’accordo – ha spiegato Iatseniuk – sul fatto che la parte politica dell’accordo di associazione tra Ucraina e Unione europea debba essere firmata durante il vertice del 21 marzo”, la parte economica sarà invece siglata “più avanti”. Il tema è nient’affatto banale, al contrario è al centro della crisi ucraina: la mancata firma dell’accordo di associazione con l’Ue a fine novembre ha fatto scoppiare la rivolta antigovernativa che ha portato nel giro di tre mesi alla destituzione dell’ex presidente ucraino Viktor Ianukovich.

Nel frattempo però si parla dell’annessione della Crimea alla Russia come cosa fatta, sebbene sembri rallentare sotto il piano operativo e istituzionale. Alla vigilia del referendum il vicepremier locale Rustam Temirgaliyev ha spiegato all’agenzia russa Interfax che la formazione delle istituzioni statali della Crimea e il passaggio agli standard russi potrebbero richiedere sino a 12 mesi dal momento in cui la Repubblica sceglie di entrare in Russia. In tal modo, secondo alcuni osservatori, Putin potrebbe prendere tempo e posticipare l’eventuale adesione della Crimea alla Russia. 

Tensione pre referendum: due morti
Il rischio resta quello di un’escalation all’interno del Paese soprattutto nelle zone a più alta concentrazione di filo russi. Due persone sono state uccise ed altre cinque sono rimaste ferite (un poliziotto è grave) a Kharkiv, nell’est dell’Ucraina. Secondo le ricostruzioni dei giornali locali è avvenuta una sparatoria tra favorevoli all’annessione a Mosca e militanti di estrema destra: questi ultimi hanno anche preso in ostaggio alcune persone. Alla fine si sono arresi dopo una lunga trattativa notturna e sono stati arrestati dalla polizia (30 persone sono finite in carcere). Le vittime sono un filorusso e un passante. Sale così la tensione nella regione, dopo il giovane pro Maidan accoltellato l’altro ieri a Donetsk in scontri con i filorussi. Secondo una prima ricostruzione, tutto è cominciato quando ieri sera i manifestanti pro Mosca si sono radunati nella centrale piazza Svoboda e sono stati fatti oggetto di spari da una vettura in corsa. Auto poi rintracciata vicino ad un edificio che ospita generalmente un gruppo radicale di destra. I filo russi, armati di bastoni, hanno tentato di entrare ma gli occupanti, circa una trentina, hanno risposto aprendo il fuoco e prendendo alcuni ostaggi. Domenica a Kharkiv si terrà un referendum simbolico per l’adesione alla Russia. 

Mosca ha chiesto a Kiev di dichiarare fuori legge i gruppi nazionalisti. “I gruppi Bandera (controverso eroe nazionale ucraino accusato di collaborazionismo con i nazisti, ndr) dovrebbero essere dichiarati illegali per incitazione all’odio interetnico” ha twittato Konstantin Dolgov, responsabile del ministero degli Esteri russo per i diritti dell’uomo. “Nessuno ha esonerato l’Ucraina dai suoi obblighi a lottare contro il razzismo, la discriminazione razziale e la xenofobia. Questi obblighi devono essere rispettati”.

Rapito e liberato prete in Crimea
Un sacerdote cattolico di rito orientale è stato prelevato dalla sua chiesa in Crimea da milizie filorusse. Per alcune ore è stato rapito senza poter dare notizie ma alla fine è stato liberato dalla polizia. E’ il sacerdote greco-cattolico padre Mykola Kvych, parroco della chiesa della Dormizione della Vergine a Sebastopoli e cappellano della Marina. A dare la notizia, che è emblematica del clima di tensione che si respira in queste ore in Crimea, era stato un sito di informazione religiosa ucraino ma la conferma era arrivata anche ai microfoni di Radio Vaticana dal vescovo Gudziak Borys, l’eparca della chiesa greco-cattolica ucraina, che aveva espresso “profonda preoccupazione” per quanto accaduto e in generale per il clima che si è creato nella regione. A informare della liberazione di padre Kvych è stata la polizia di Sebastopoli, riferendo di aver trovato, nel corso della perquisizione dell’appartamento del presule, alcuni giubbotti anti-proiettile.

La chiesa locale fin dai primi giorni delle proteste di piazza Maidan a Kiev è sempre stata vicino ai manifestanti e ha espresso in varie occasioni la propria contrarietà ad una annessione della Crimea alla Russia. Durante i giorni della protesta le chiese cristiane, cattoliche e ortodosse, erano rimaste abbastanza unite. Ma a fronte della nuova situazione che si sta creando nella regione sul Mar Nero ora i rapporti sembrano più complicati. Almeno a giudicare dalle parole usate dal vescovo Borys che, rivolgendosi alle autorità della Chiesa ortodossa russa, aveva rimarcato come “direttamente o indirettamente” appoggiassero l’occupazione della Crimea. “Ora facciano tutto il possibile – aveva aggiunto – perché padre Kvych venga rilasciato e per fermare la persecuzione dei sacerdoti cattolici e dei fedeli cattolici su questa penisola”. Negli scorsi giorni sacerdoti ucraini greco-cattolici, tra i quali proprio padre Kvych, hanno ricevuto minacce – riferisce Radio Vaticana – e pressioni per lasciare la Crimea. Molti di loro però hanno scelto di rimanere. “I nostri sacerdoti e vescovi sono stati molto vicini alla gente”, afferma il vescovo Borys, ispirati anche dalle parole di Papa Francesco “che ha detto che il pastore deve avere l’odore delle sue pecore. E i nostri pastori sono stati con la gente e continuano a stare con loro anche durante questa occupazione in Crimea”.