L ‘oligarca Petro Poroshenko, il “re del cioccolato”, verso al presidenza dell’Ucraina. Secondo gli exit poll, il magnate è in testa con il 55,9 per cento. Se i risultati fossero confermati diventerebbe presidente grazie a un solo turno di voto, senza l’eventuale ballottaggio previsto il 15 giugno. La principale sfidante, l’ex premier Yulia Tymoshenko, leader della rivoluzione arancione, si è fermata al 12,9%. I risultati definitivi sono attesi domani.

“Il mio primo viaggio sarà nel Donbass separatista”, ha annunciato l’oligarca Poroshenko, dopo aver saputo i dati degli exit poll. “Gli ucraini hanno sostenuto la scelta dell’integrazione con l’Europa”, ha aggiunto. Ora “mettere fine alla guerra e portare la pace in Ucraina”. Ma, ha assicurato il magnate, non sarà riconosciuta l’annessione della Crimea alla Russia, né il referendum separatista nell’est del Paese: “Avremo un Paese unitario, e non federativo”, ha detto. L’oligarca dato vincente ha ribadito la promessa di vendere i suoi asset per evitare conflitti di interesse: “Subito dopo la cerimonia di insediamento farò un contratto con una compagnia di investimenti per cercare acquirenti”, ha dichiarato.

A Kiev diventa sindaco l’ex campione mondiale di pugilatoVitali Klitschko, con il 57%, secondo un exit poll diffuso dalla tv ucraina. Il suo rivale principale, il deputato Lesya Orobets, si è fermato al 10,3%. Alle sue spalle il sindaco uscente, Vladimir Bondarenko, con l’8,2%. 

Sono 35,5 milioni gli elettori chiamati alle urne per eleggere il successore del deposto presidente filorusso Viktor Yanukovich. Il voto arriva dopo mesi di proteste per la decisione dell’ex capo dello stato di rifiutare un accordo di associazione con l’Unione europea e di mantenere legami stretti con Mosca. Ventuno candidati si sfidano oggi per diventare il prossimo presidente. Intanto oggi, dopo settimane di lotte, non ci sono notizie di combattimenti nelle regioni orientali, ed è tregua anche a Sloviansk, dove ieri è stato ucciso il fotoreporter italiano Andrea Rocchelli.

Seggi chiusi a Donetsk e Luhansk  – In Ucraina l’amministrazione di Donetsk ha reso noto che nella città tutti i seggi sono chiusi e nella regione sono ne sono rimasti aperti solo 426 su 2.430. Il viceministro dell’Interno di Kiev, Serhiy Yarovyi, ha fatto sapere che la polizia è in grado di assicurare l’ordine in solo 9 dei 34 distretti elettorali dell’est. Intanto alcuni osservatori Osce stanno lasciando l’est dell’Ucraina per ragioni di sicurezza. I ribelli che avevano dichiarato l’indipendenza delle regioni di Donetsk e Lugansk avevano annunciato nei giorni scorsi che non avrebbero permesso il voto, descrivendolo come elezioni in “un Paese vicino”. Gli insorti hanno sequestrato o bloccato uffici elettorali e intimidito funzionari e votanti. Le due regioni hanno inoltre proclamato la loro unione in un nuovo stato. La denominazione scelta è quella di Novorossiya (Nuova Russia), termine storico con cui durante l’impero zarista ci si riferiva all’attuale sud-est ucraino e a cui ha fatto di recente riferimento anche Vladimir Putin. Nella città di Mariupol sono in funzione 202 dei 216 seggi elettorali, un segno invece che qui la situazione è stata riportata sotto il controllo del governo in qualche modo.

Segnali di apertura da Mosca – Il presidente Vladimir Putin ha dichiarato che la Russia “rispetterà la scelta del popolo ucraino” alle presidenziali e lavorerà col capo di Stato eletto, anche se – ha aggiunto – le condizioni in cui si svolgeranno le elezioni non rispettano gli standard internazionali, perché nel Paese vicino è “in corso una guerra civile senza quartiere”. Impegno che Putin ha ribadito anche nel corso di una telefonata con la Cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese François Hollande.

Truppe di Kiev in marcia verso le regioni orientali – Le forze di autodifesa del sud-est hanno reso noto a Interfax che “la guardia nazionale ucraina ha rotto la nostra difesa vicino a Novoaidar (nella regione orientale secessionista di Lugansk, ndr) e sta dirigendosi verso Lugansk”, ad una cinquantina di km verso sud. “Nella colonna abbiamo contato 42 blindati e alcuni sistemi Grad”, i complessi missilistici mobili, aggiungono i filorussi.

Le reazioni internazionali – Dopo essersi congratulato con il popolo ucraino per la partecipazione alle elezioni, anche nell’est, “dove i separatisti sostenuti dai russi hanno cercato di impedire il voto”, Obama ha detto che “gli Stati Uniti attendono con ansia di lavorare con il prossimo presidente, come il parlamento democraticamente eletto, per sostenere gli sforzi dell’Ucraina di mettere in atto le riforme politiche” ed economiche. “Continuiamo anche a sostenere la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina”, ha concluso il presidente Usa, ribadendo l’impegno a lavorare “per una soluzione pacifica del conflitto”.