Interessante dialogo a distanza in forma digitale fra Massimo Fubini, fondatore e amministratore delegato di ContactLab e i Magnifici rettori dell’Università Bocconi e del Politecnico di Milano. Il primo scrive su lavoce.info. I Magnifici rispondono sul Corriere.it. Interessante perché fornisce non pochi elementi per capire perché il dialogo fra imprese, mondo reale e Accademia sia un dialogo fra sordi e chi ha problemi acustici non sono gli imprenditori e le aziende.

Fubini parla di Silicon Valley, considera l’università solo uno degli otto elementi che formano, a suo avviso, l’eco-sistema della Silicon Valley e i Magnifici capiscono Stanford. Fubini parla di complessità e della necessità di avere sempre e comunque una visione d’insieme e i Magnifici spiegano gli sforzi fatti per l’impegno civile delle università che “…non si possono limitare a fare buona ricerca e buona formazione, ma devono contribuire allo sviluppo del nostro Paese”. Mai che si possa guardare oltre al proprio campanile.

Davvero? Fanno buona ricerca? Le classifiche internazionali, citate dai Magnifici nella loro risposta a Fubini, dicono che il Politecnico di Milano è al duecento trentesimo posto. Però! Ottima prestazione (prego apprezzare il sarcasmo). Dicono anche che in quattro aree di ricerca – Ingegneria civile e strutturale; Informatica e sistemi d’informazione; Ingegneria elettrica e elettronica; Ingegneria di produzione e aeronautica – è fra le prima cinquanta, sempre al mondo. Piccolo dettaglio: Ingegneria strutturale è al 17° posto, informatica al 48°, elettrica ed elettronica al 41°, produzione e aeronautica al 30°. Non c’è da essere molto fieri. La citata Stanford è o al primo o al secondo posto.… La Bocconi dal canto suo è ventesima in campo economico ed econometrico. Stanford è al quarto… Chi vuole intendere, intenda…

Dicono che fanno buona formazione… davvero? Provate a leggere le cosiddette tesi presentate a conclusione della laurea triennale e c’è da chiedersi perché, oltre all’eccessivo livello di banalità, ai candidati non è dato di conoscere la lingua italiana. Ah già… per ovviare al problema corsi e artefatti didattici saranno rigorosamente in lingua inglese. Così gli eroici studenti, oltre a non sapere l’italiano, non sapranno nemmeno l’inglese. Wonderful!

Andate a vedere le votazioni di esame. Scoprirete che un diciotto non si nega a nessuno. Chi supera le forche caudine della selezione in entrata ha la certezza di ritrovarsi laureato, senza nemmeno “troppo sbatti”. Guai a selezionare troppo. Anche perché gli atenei ricevono fondi pubblici in funzione della produttività, ovvero studenti diplomati. Se premio la meritocrazia, se seleziono troppo, se laureo troppo poco, non va mica bene. Meno qualità is better than meno money…

Magnifici? Lo so che non ne avete bisogno, che sapete già tutto, ma andate a rivedere le statistiche delle università di Stanford, Berkeley, San Jose State e Santa Clara – perché non c’è solo Stanford – e ne riparliamo. Difficile poi fare buona formazione e buona ricerca quando troppi corsi sono tenuti da professori a contratto che nel migliore dei casi guadagnano ben 3600 (leggasi tremilaseicento) euro lordi all’anno, quando esistono docenti “strutturati” che è impossibile buttare fuori anche se sono delle emerite atque chiarissime capre a detta di tutti: colleghi, studenti, personale di supporto, oggettive valutazioni periodiche.

Divertente osservare che mentre Fubini parla di “Mondo”, i Magnifici sentono “Milano”, disquisiscono “della visione del futuro di Milano”. Milano che compete con Londra, Parigi, New York e Pechino. Va bene che è giusto pensare in grande però si rischia il ridicolo. “Milano la Stanford europea” titolano i rettori il loro intervento. Dubbio atroce: lo sanno che non esiste la città di Stanford?

Fubini suggerisce di fare una registrazione unica che consenta agli studenti, di ogni ordine e grado, di andare a frequentare il corso per loro ottimo in uno qualunque degli atenei milanesi e loro rispondono di avere stipulato un accordo fra i loro rispettivi dottorati di ricerca perché, secondo loro, quello, essendo il “livello più alto della formazione” è dove “può più facilmente scatenarsi il processo innovativo”. Magnifici, di quante persone stiamo parlando? Voci di palazzo dicono siano pochini, meno di venti e forse vi è sfuggito il fatto che gli scatenati Bill Gates e Steve Jobs non hanno mai finito i loro studi universitari, neanche quelli di primo livello.

Fubini propone di unire i pensionati, da fare scambi di aula, di avere un solo incubatore d’impresa, di avere un “ufficio collocamento e apprendistato” unico per semplificare la vita a tutti, imprese comprese. I Magnifici ci informano che stanno lavorando “al fine di creare sinergie fra i nostri servizi per l’accoglienza internazionale, in modo da rendere più efficace il modo con cui il nostro sistema si presenta a chi arriva dal resto del mondo”. O Rettori, o che non lo sapete che nelle università della Silicon Valley ci sono studenti da tutto il mondo che lavorano 22 ore al giorno, quando basta, mentre a Milano abbiamo gli studenti Erasmus, la cui attività sinergica ha poco a che fare con lo studio e molto con la vita sociale, preferibilmente ad alta promiscuità? Fare l’Erasmus a Milano è come andare al Club Med: media giornaliera 2,3…

Fubini chiede ai rettori di mettere a punto nuove proposte e la risposta che riceve è quella solita, canonica: “… progetti sono in corso… la loro realizzazione si scontra spesso con i vincoli procedurali che pesano, purtroppo, sul nostro Paese, e allungano i tempi rispetto alle nostra aspirazioni”.

Provare a rimboccarsi le Magnifiche maniche, alzare le rispettive Magnifiche voci per contribuire all’eliminazione dei vincoli non è idea che vi possa tangere, vero Magnifici? La grande novità, lo si deve riconoscere, è l’eccezionalità della vostra risposta congiunta. Tutti competono con tutti, altro che storie. Milano con Torino che litiga con Genova che guarda con odio Pisa che considera Roma la causa di tutto; continuate voi il giro delle 89 università italiane, di cui 28 private o telematiche[1] e vi ritroverete al punto di partenza: Milano.

Egregio Dottor Fubini, le sue osservazioni sono di buon senso, condivisibili, facilmente implementabili. Che vuole, anche questa volta è finita come sempre: non c’è sordo peggiore di chi non vuole ascoltare. Non se la prenda e non smetta di sostenerle.


[1] Se cercate sul Web non trovate valori certi, chissà come mai…

Consiglio di leggere cosa scrive Francesco Sylos Labini