Dopo l’Expo di Milano il Mose di Venezia, dopo il Mose chissà: gli scandali delle Grandi Opere non finiscono mai. In omaggio al luogo comune (topos, in greco), i costruttori affiggono sugli interminabili cantieri cartelli del tipo «Scusate, stiamo lavorando per voi». Ecco, basterebbe aggiungere «…ma anche per noi», e tutto sarebbe più chiaro. Per non cadere a piedi giunti in altri luoghi comuni, però, bisogna sottolineare quel «ma anche» di veltroniana memoria. Le Grandi Opere devono servire agli utenti, ovvio, altrimenti meglio non farle, ma anche ai costruttori e loro dipendenti. Mica si può demonizzare il profitto: altrimenti finisce che non si fa nessuna opera, grande o piccola, e allora hai voglia a far ripartire l’economia.

Resta una bella differenza: stanno lavorando per noi ma anche per loro, oppure solo per loro? Ad esempio, trasformare le stazioni ferroviarie in centri commerciali, come sta capitando ovunque, a chi diavolo serve, anche a noi pendolari o solo a loro costruttori? Perché, anche sorvolando sull’estetica, non sembra proprio che sinora le ristrutturazioni abbiano seguito il criterio dell’economicità e della funzionalità. Glissiamo pure sui video pubblicitari, più visibili dei pannelli indicatori. Ma vi siete accorti che le cose essenziali per i viaggiatori – biglietterie, servizi igienici e, ricordate?, sale d’aspetto – sono stati decentrati o soppressi, per sostituirli con boutique e fast food?

Ok, ora dai topoi passiamo ai topi, nel senso dei roditori. A Genova, alla stazione Principe, la montagna delle Grandi Opere ha partorito – non topolini, ma – topoloni, ossia ratti delle dimensioni di conigli, in grado di divorarsi un piccione. È la vendetta delle Grandi Opere; la volta che ne fai una utile – nel caso, un tunnel che collega la stazione ferroviaria al metrò – e subito dalle fogne emergono i ratti. «Che schifo!», direte voi, ma è un altro luogo comune: neppure le fogne devono essere poi così male, se piacciono a miliardi di topi. Comunque sia, pare che, appena allertati, i competenti uffici abbiano dichiarato di aver esaurito i fondi per la derattizzazione, e che per liberarsi dei ratti, a questo punto, ci vorrebbe un pifferaio magico. E vai col topo(s)!