Esplorare il passato oscuro del nostro Paese, un passato di attentati, bombe, omicidi rubricati alla voce “strategia della tensione”, è impresa particolarmente ardua. Perché tante sono le trame, molteplici gli intrecci fra eversione nera, criminalità comune, servizi deviati che hanno costantemente intralciato la ricerca della verità e impedito di assicurare i colpevoli alla giustizia. È successo per la madre di tutte le stragi, quella di piazza Fontana (12 dicembre 1969), è riaccaduto per l’attentato di piazza della Loggia, Brescia: 28 maggio 1974, esattamente 40 anni fa.

Ora nell’anniversario di quella seconda strage (otto morti, oltre cento feriti) e dopo la decisione della Suprema corte di Cassazione che nel febbraio scorso ha annullato con rinvio la sentenza che mandava assolti tutti gli imputati, esce in libreria un racconto particolare delle indagini, dei depistaggi e dei procedimenti giudiziari che si sono succeduti nel corso di questi lunghi anni.

È il secondo volume del graphic novel Piazza della Loggia (ed. Becco Giallo) di Francesco Barilli e Matteo Fenoglio, già autori di un lavoro analogo sulla strage di Piazza Fontana. Se nel primo volume dedicato alla strage di Brescia, che aveva per sottotitolo ‘Non è di maggio‘, questa coppia di autori rievocava i prodromi della strage inserendo l’attentato nel quinquennio nero 1969/1974, di questa seconda puntata già il sottotitolo, ‘In nome del popolo italiano’, indica il contenuto. Le parole (di Barilli) e le immagini (di Fenoglio) illustrano infatti il complicato excursus giudiziario relativo alla strage: indagini difficili ostacolate da depistaggi e seguite da una dozzina di procedimenti che non hanno, finora, portato ad alcuna condanna.

Ma se la verità giudiziaria non è stata ancora accertata, quella storica e politica emerge con forza dalle carte processuali. È da quelle carte che gli autori hanno attinto, ma anche da ricerche personali sul campo e incontri con testimoni. Il risultato è un racconto avvincente punteggiato dai ritratti straordinari di protagonisti e comprimari di quel tragico evento.

Vittime e imputati, esponenti dell’eversione nera e del fascismo in doppiopetto, magistrati e informatori dei servizi deviati, periti, testimoni, politici vengono raccontati e disegnati con forza e precisione. Fra i tanti, spicca Ermanno Buzzi, condannato in primo grado (insieme ad Angelino Papa, che verrà poi assolto in Appello e in Cassazione) e strangolato in carcere dai camerati Mario Tuti e Pierluigi Concutelli poco prima del processo di secondo grado dove, si vociferava, avrebbe avuto intenzione di “vuotare il sacco”. Non mancano, naturalmente, Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte (la “fonte Tritone”), a carico dei quali sarà celebrato il nuovo processo.

Interessante, poi, la partecipazione speciale, in due camei, di Ignazio La Russa: ritratto giovane e luciferino mentre arringa la folla in un comizio del Fronte della gioventù, e imbolsito dagli anni ma ugualmente inquietante mentre, capogruppo alla Camera di Allenza nazionale, rivendica la scelta di rendere omaggio alla salma del camerata Nico Azzi, lo stragista mancato che si fece esplodere una bomba fra le gambe.

“Abbiano cercato di sottrarre la strage a quell’alone di “mistero italiano” irrisolto e irrisolvibile in cui molti cercano di confinarla – scrivono gli autori nella loro postfazione – Volevamo raccontare ciò che di certo è emerso negli anni; che non è tutto, ma è comunque molto. E cioè che, al di là degli esiti sul piano delle responsabilità personali, il dibattimento bresciano ha delineato come contesto storico un impianto inquietante e ricorrente,: un nucleo operativo dell’eversione neofascista, l’intesa con uomini dei servizi segreti. E soprattutto la copertura di apparati politici e militari”.