Sedicesima tappa del Giro d’Italia, la “tappa regina”, con il Passo Gavia e il Passo dello Stelvio. Insieme, cosa mai successa nella Corsa Rosa. E con un tempo da tregenda: freddo, ghiaccio e neve. Premessa necessaria per capire cosa è successo poi. In soldoni, che Nairo Quintana, il colombiano rivelazione dello scorso Tour de France, partito coi gradi del favorito e fin qui appannato, ha dato minuti a tutti i concorrenti, conquistato la maglia rosa e messo una serie ipoteca su questo Giro.

L’impresa che serviva per ribaltare la Corsa. Un’azione cominciata da lontano e finita in un crescendo irresistibile. Ma viziata da un giallo di cui si parlerà a lungo anche al termine del Giro. Specie se, come sembra probabile, la tappa di oggi risulterà alla fine decisiva. Quintana ha attaccato non in salita, suo terreno di caccia, ma in discesa. E non in un momento qualsiasi. Mancano circa 70 chilometri all’arrivo. Comincia la discesa dello Stelvio, su cui ci sono grandi incognite legate alle condizioni del manto stradale per il maltempo. Fino all’ultimo la tappa era stata in dubbio di svolgimento. E per questo l’organizzazione prende una decisione assolutamente inedita, a tutela dell’incolumità dei corridori: piazza alcune moto con una bandiera rossa davanti ad ogni gruppetto, per guidare la discesa degli atleti e prevenire i rischi. È qui, però, che succede il pasticcio.

Il messaggio di Radio Corsa spiega che si tratta di un aiuto ai ciclisti. Ma da Twitter parte una comunicazione diversa: l’account ufficiale del Giro d’Italia parla di “neutralizzazione della discesa a causa della neve” (post che viene cancellato dopo un po’ di tempo; resta, invece, il retwitt di un analogo post della Tinkoff Saxo). Ed è questo il messaggio che passa in corsa.

I corridori rallentano, si avvicinano alle ammiraglie, cominciano a cambiarsi a coprirsi in vista della picchiata. In tutta calma. C’è persino chi richiama indietro alcuni fuggitivi. E mentre tutti, o quasi, si rilassano, Quintana si lancia insieme al suo compagno Izaguirre, al francese Rolland e al canadese Hesjedal, per quella che risulterà essere l’azione decisiva. Della tappa e forse di tutto il Giro.

Il disastro è fatto perché, con un vantaggio di due minuti accumulato in discesa, il colombiano diventa imprendibile in salita. E dietro monta la rabbia sulle altre ammiraglie. Difficile in questi casi capire chi abbia ragione e chi torto, se l’attaccante o gli inseguitori. Furbo il primo, ingenui i secondi. La comunicazione di Radio Corsa era sufficientemente chiara: la parola “neutralizzazione” dagli organizzatori pare non sia stata pronunciata (anche se alcuni team manager giurano il contrario). Ma l’espediente della “safety-moto”, un inedito assoluto per il ciclismo, andava spiegato meglio. In tanti hanno fatto evidentemente il parallelo con la Formula 1 (complice anche l’impiego di una bandiera rossa) e pensato che la moto non si potesse superare. Ma il ciclismo non è automobilismo. E il fraintendimento è stato reso irreparabile da quel post errato su Twitter. Terribilmente inutile e tardiva, poi, la comunicazione di errata corrige, arrivata un’ora dopo.

 

Quando i buoi (ovvero Quintana) erano ormai scappati dalla stalla (il gruppo maglia rosa).

Il resto ce l’ha messo il colombiano, con un’impresa straordinaria. Il risultato è una tappa epica, che verrà ricordata a lungo nella storia del Giro. Con distacchi d’altri tempi, nell’ordine di minuti e non secondi. Ma nell’epoca di Twitter e dei social network. Che a non saperli usare, fanno danni. Anche nel ciclismo.

Twitter: @lVendemiale