Si accapigliano. Discutono. Urlano. Litigano. A volte spero che sia una strada secondaria che la vitalità imbocca per sbaglio. Come l’acqua che tracima dal torrente e prende un sentiero secondario. Un modo per sfogare la vita quando pulsa troppo forte. O forse sono le prove generali a cui la vita li prepara: discutere, riflettere, rompere, mediare, conciliare…

Di sicuro non è cosa da poco imparare anche a litigare. A farne un momento di crescita e non di rottura. Ma come è difficile fare di una divergenza di vedute qualcosa che rinsaldi il legame anziché sfibrarlo. Oggi Mario mi ha detto raggiante: “Mamma per il tuo compleanno ti regalo una tomba grandissima!” L’ho guardato perplessa. E ho immaginato di non esserci più e di aver dato al mondo gente che si scanna per tre figurine. Un bel successo.

Forse dovrei riferire loro le regole per litigare, che mi ha insegnato mio cognato: pillole di saggezza per super-manager come lui. 1. Non rinvangare il passato: parliamo di ora. 2. Evitare il “tu sei”, molto meglio: “Se fai così, mi sento così ” 3. Ripetere il punto di vista dell’altro: aiuta l’empatia… Le altre devo averle dimenticate. E anche su queste, interrogata a fondo, prenderei un votaccio. E poi loro vanno avanti a parlamentare, “le ruote le ha staccate lui! “, “E lui mi ha pasticciato l’aereo di carta”. Con tutta la buona volontà, qualche volta non è facile sintonizzarsi sul dramma del cacciabombardiere scarabocchiato proprio sullo stemma. Eppure in qualche modo bislacco sembrano le prove generali dei rudimenti del diritto, della retorica, della logica perfino…

Li lascio fare nella speranza che non passino ai fatti. Il principio di non contraddizione metterà pure radici nelle loro giovani menti. C’è solo un momento in cui non riesco più a trattenermi. Quando con le parole, con l’arte oratoria, il bianco diventa nero e il nero bianco, il torto e la ragione sfumano in una nebbia che giova al più abile. Mi tornano in mente gli anni passati a studiare diritto. Unica via al convivere civile, ma così fragile, qualche volta.

Dal Fatto Quotidiano del 19 maggio 2014