Per la Cassa Depositi e Prestiti ci vuole una “governance costruita in modo da resistere alle pressioni della politica”. A sostenerlo non è, come si potrebbe immaginare, il Movimento 5 Stelle, ma lo stesso presidente della Cdp, Franco Bassanini, che però ai vertici del braccio finanziario dello Stato è arrivato grazie al voto delle Fondazioni bancarie. Ovvero di enti pubblico-privati su cui, come insegna il caso Monte dei Paschi di Siena, l’influsso della politica è decisamente rilevante.

“Le regole di ingaggio del Fondo strategico (controllato da Cdp, ndr) sono importanti – ha poi aggiunto Bassanini – Sulla base di queste regole abbiano detto no all’ingresso nel capitale di Alitalia, no in precedenza all’acquisto di azioni di Mps, perché erano al di fuori delle regole e non solo di legge”. Sui dossier caldi del momento, Bassanini rivela di aver “avuto pressioni fortissime” che però non hanno sortito l’effetto sperato dalla politica, presente nel consiglio della Cassa Depositi e Prestiti con il sindaco di Torino, Piero Fassino, l’assessore leghista all’economia, credito e semplificazione della Regione Lombardia, Massimo Garavaglia, e il presidente piddino della provincia di Torino, Antonio Satta.

Con una nuova governance, la Cassa potrà valutare l’apertura o meno del capitale ai privati che “è un tema aperto” come ha poi precisato Bassanini sottolineando di averne “ragionato con il governo molte volte” aprendo ad una scelta che “spetta a governo e parlamento”. E non c’è dubbio che se la strada dovesse essere l’apertura ai privati, non mancheranno i potenziali acquirenti perché, come sanno bene le Fondazioni bancarie, “stare in Cdp è un buon investimento”. Per Bassanini però “il punto centrale riguarda il fatto se tale ipotesi – di apertura del capitale ai privati – sia coerente o meno con la missione pubblica della Cassa”, ultima cassaforte dei risparmi degli italiani raccolti da Poste Italiane. Denari con cui la Cassa, che sta progressivamente cedendo la partecipazione in Generali, ha l’incarico di investire in progetti di lungo periodo e in società che non siano in perdita per realizzare infrastrutture strategiche e rafforzare il patrimonio imprenditoriale del Paese.

“Noi abbiamo tre parole, tipiche degli investitori di lungo termine – ha detto a tal proposito l’ad di Cassa, Giovanni Gorno Tempini -. Siamo pazienti, non puntiamo cioè a ritorno nell’immediato; siamo coinvolti, vale a dire che non diamo assegni in bianco, guardiamo alla qualità dei progetti che ci vengono sottoposti; infine siamo produttivi, non siamo e non potremmo essere finanziatori o investitori a fondo perduto. I nostri capitali devono tornare indietro, e remunerati”. Quindi anche quelli investiti nel mattone comprando a fine dicembre immobili del demanio con qualche pezzo di pregio dei comuni di Firenze, Torino e Venezia per tappare i buchi dei bilanci degli enti locali.