Finalmente una novità nel mondo accademico. Un mondo dove sembra tutto immobile e fermo. Dove i rettori sono sempre gli stessi, i professori con lo stesso cognome abbondano e gli scandali aumentano. Ma ormai questa storia la conosciamo a memoria. L’Università infatti, a parte i tagli di spesa, non fa neanche più notizia se non per le cose dette prima. E questo a discapito di chi ci crede e lavora bene, che non sono certo pochi. Questa mattina comunque finalmente aprendo la finestra è arrivata una ventata di aria fresca. Aria fresca che ha un nome: Tiziana Catarci, ingegnere, professore ordinario di Sistemi di Elaborazione delle Informazioni e presidente del Centro InfoSapienza, si candida a Rettore della Sapienza di Roma, la più grande università italiana. Pensate un po’…dopo 700 anni finalmente una donna candidata. Da non crederci. Ma è così, ed è ufficiale. La Catarci lo ha annunciato nel suo sito Sapienzafutura: “Come alcuni di voi già sanno, è mia intenzione candidarmi alle prossime elezioni per Rettore. In genere ciò avviene quando il candidato (la candidata nel mio caso) viene invitato(a) da molti colleghi a compiere una scelta così impegnativa perché ritenuto(a) capace di agire al meglio per il bene comune. Questo è vero anche nel mio caso: mi sono confrontata con molti di voi e ho ricevuto convinti incoraggiamenti”.

Essendo la prima donna, le mitragliate al suo indirizzo sono già partite, con lettere anonime, illazioni e pettegolezzi. Le solite armi per disarmare l’avversario. Ed essendo Tiziana Catarci anche una bella donna….con qualcosa in più. Comunque che il percorso non sarà affatto facile, lei lo sa bene. Non si è però persa d’animo e la sua prima mossa è stata dimettersi, nessun altro candidato lo ha fatto, dalla carica di prorettore per le Infrastrutture e le Tecnologie.

Da qui si capisce che stiamo parlando di una donna decisa e determinata a rispettare le regole.

Nei suoi obiettivi il rinnovamento della didattica e della ricerca. La didattica deve essere innovativa e di qualità per renderla ancor più vicina alle esigenze del mondo del lavoro e la ricerca svolta nell’ateneo, anche se molto apprezzata va rilanciata, – dice Tiziana Catarci- incentivandone la partecipazione in programmi nazionali ed internazionali. La ricerca d’altronde rappresenta un importante strumento per promuovere la presenza attiva di una Università nella vita culturale del Paese, nel processo di diffusione delle conoscenze e nel recupero di un rapporto proficuo con la società e la cultura non accademica.

Già la ricerca. In un Paese in cui i migliori se ne vanno è importante puntare i piedi proprio su questa. Anche se nel mondo attuale nulla avviene più nell’ambito del proprio territorio e globale e locale ora fanno sistema. L’impegno pubblico e istituzionale però nel settore della ricerca rimane decisivo per raggiungere gli obiettivi generali di crescita e competitività di un paese. Per questa ragione è importante indirizzare gli interventi, e dunque gli investimenti economici, verso ambiti prioritari di azione. Spesso però su questo mancano le informazioni perché non esiste un canale comune. Non esiste un’anagrafe. Un anno fa Francesco Profumo, allora ministro del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, poco prima che cadesse il governo Monti, diede vita a una piattaforma che informa, istruisce, suggerisce e racconta la ricerca italiana: Researchitaly, portale istituzionale gestito dal Miur. Un punto di contatto per tutto il mondo accademico, italiano e straniero.

Si parte da qui. Dal ruolo della ricerca e dal fatto che la Sapienza deve riconquistare il ruolo di guida culturale e di laboratorio di idee, dice la candidata.

A lei le idee non mancano di certo. Poche settimane fa c’è stato un appuntamento importante: la Nuvola Rosa, incontro della Sapienza organizzato con il Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio e con il supporto di alcune importanti agenzie delle Nazioni Unite, per sensibilizzare le giovani studentesse italiane sulla necessità di colmare il divario di genere nella scienza, nella tecnologia e nella ricerca.

In questa occasione è stata presentata la ricerca McKinsey & Company-Valore D “Occupazione-Istruzione-Educazione: le trappole nascoste nel percorso delle ragazze verso il lavoro”, che ha analizzato gli ostacoli e i pregiudizi, spesso inconsapevoli, che condizionano le scelte formative delle ragazze e di conseguenza, il loro inserimento nel mercato del lavoro.

La cultura prevalente e le famiglie esercitano un’influenza importante sin dall’infanzia (giochi genitori-figli e attività domestiche), mentre le difficoltà economiche del nucleo familiare determinano tassi di abbandono scolastico più elevati tra le giovani donne sia nella scuola superiore (25-27% rispetto al 12% dei maschi) che all’università (67% rispetto a 58%).

Da qui si desume che c’è da fare ancora molto… Eccolo il quadro dunque. Si parte da una situazione delle donne ancora marginale. E si affronta con coraggio, appoggiando qualsiasi novità. Come questa di Tiziana Catarci. Aria fresca. Vai Tiziana!