Ripresa? Anni fa, quando per la prima volta, dopo una legislatura europea con l’allora PDS, non fui rieletto, Corrado Augias, incontrato allora per una trasmissione tv, mi aveva messo in guardia sulle conseguenze del “pensionamento”. Rischiavo, secondo lui, di risentirne sul piano dei nervi. Ricordo che nel periodo seguito alla non-rielezione, sognai ripetutamente che cercavo di entrare nel Parlamento ma non trovavo il mio tesserino. Finì lì, e poi fui rieletto nel 2009, dopo aver anche tentato di diventare sindaco di San Giovanni In Fiore con una lista civica di giovani… So che questi brani di autobiografia non interessano quasi nessuno. O meglio. Li scrivo per render conto ai miei elettori degli anni passati, e anche per “riprendere il discorso”. Dove l’ho lasciato settimane fa quando, sbagliando i tempi e i modi e forse tutto, avevo annunciato di volermi candidare con il movimento di Grillo, che era l’unico, tra quelli con cui sono politicamente affine, a offrirmi una chance concreta di rielezione. Ricordavo allora le buone (per me) ragioni di questo proposito: la storica vicinanza di Di Pietro a Grillo, le mie personali esperienze comuni con molti grillini nel movimento No-Tav. Continuo a credere che sarebbe stato un bene anche per il Movimento Cinque stelle includermi tra i candidati, invece che far prevalere il culto della loro “verginità” – del resto giustificato finora dai risultati elettorali: squadra che vince non si cambia. Chiuso (senza alcun rancore) il discorso con Grillo, ho considerato la possibilità di candidarmi alle elezioni regionali con Italia dei Valori, il partito che, come indipendente, ho rappresentato in Europa fino ad ora. Con qualche buona ragione (che cosa ce ne facciamo di un indipendente un po’ ingombrante, per giunta acceso No-Tav, in regione con Chiamparino?) le istanze regionali del partito non sono state d’accordo. La lista Tsipras, che nel frattempo era riuscita a presentarsi, mi era preclusa per le stesse ragioni di culto (dissennato) della verginità già risultate fatali con Grillo.

Tutte queste vicende sono lette dai malevoli come accanito attaccamento alla poltrona e ai vantaggi anche economici che essa comporta. In termini di emolumenti, a meno che cambi in peggio il regime pensionistico italiano, non ci rimetterò molto. (Più problematico è l’avvenire dei collaboratori pagati dall’Europa, che spero riescano a ricollocare in qualche modo le competenze acquisite). E poi finalmente potrò “dedicarmi agli studi”. Bah e poi bah. Non sono un ricercatore che ritorna al suo laboratorio – nessun filosofo è un “ricercatore” di qualche verità oggettiva, da “scoprire” al termine di una “indagine”. Continuerò come prima a fare della “ontologia dell’attualità” producendo scritti “edificanti” come il libro Della realtà e come Comunismo ermeneutico (questo scritto con Santiago Zabala, che circola per ora solo in inglese, spagnolo e turco). Certo non lavori “scientifici”. Proprio in coerenza con il mio lavoro filosofico sono diventato anche un politico, e questo non cambia in conseguenza della non rielezione.

Scrivo questa nota per dire con chiarezza, a me stesso e agli elettori che ho cercato di rappresentare negli anni passati, che né per me né per loro, spero, la politica è un sogno ausgetraumt, finito (così diceva Husserl della filosofia come scienza rigorosa; e qui aveva ragione). Stare fuori dal Parlamento europeo nelle condizioni attuali non è solo un “destino cinico e baro”. Nonostante ogni possibile ironia sull’uva acerba, lo si potrebbe persino chiamare un evento provvidenziale. Anche dai probabili esiti delle elezioni di fine maggio, oltre che da ciò che succede ora nei partiti politici “ufficiali” non solo italiani, risulterà probabilmente sempre più chiaro che la politica non passa ormai più per queste vie.