Marcello Dell’Utri,  il miglior amico dell’ex presidente condannato in via definitiva, ha fatto sapere dal Libano che gradirebbe non finire in carcere, anzi preferirebbe l’affidamento ai servizi sociali perché: “sono un prigioniero politico“. Perché dargli torto? Mai come in questo momento l’affidamento sembra essere non una misura punitiva, ma una sorta di vacanza premio con tanto di benefici ed optional.

L’uomo al quale Dell’Utri consigliò  come giardiniere il mafioso Mangano, sta “espiando la sua pena” tra un comizio e l’altro, insultando i suoi giudici e dando consigli sulla legge elettorale e sulle riforme costituzionali; anche lui si definisce un prigioniero politico.

Dal Libano l’ex parlamentare forzista Matacena, si definisce vittima di un “complotto politico”. Naturalmente lo stesso dirà l’ex ministro Scaiola.

Era dai tempi del terrorismo che l’espressione “prigioniero politico” non risuonava così spesso, allora tuttavia veniva urlata dagli imputati chiusi dietro le sbarre, oggi invece risuona dai salotti tv e nelle aule parlamentari, anche questo un segno dei tempi!

Non sappiamo se Dell’Utri otterrà l’affidamento ai servizi sociali, ovviamente se e quando dovesse mai rientrare in Italia, ma ci farebbe piacere che si aprisse un dibattito sul tema.

Come si ottengono questi benefici?Esiste un modulo per dichiararsi “prigioniero politico” e dove si può ritirare? E’ compilabile da chiunque o solo da chi ha ricoperto cariche istituzionali?

Dal momento che la legge rischia di non essere uguale per tutti sarà sempre più difficile, per non dire impossibile, costringere i tanti Genny la carogna di Italia, comunque ingiustificabili, a rispettare lo stato di diritto.

A meno che anche Genny e i suoi fratelli non si dichiarino vittime del complotto e non invochino l’affidamento ai servizi sociali, quattro ore a settimana e poi di corsa, come sempre, ad organizzare la curva e ad invocare la libertà per Speziale e gli altri “prigionieri politici”.