Prima di tutto, vorrei ringraziare quanti, a una settimana di distanza, continuano a consigliare il mio ultimo post, La Bibbia è falsa!, o a intervenirci su: non avrei mai creduto di suscitare tante reazioni, soprattutto favorevoli. Da blogger dilettante e di nicchia, dovrei goderne come un riccio: invece sono imbarazzato. Scrivendo cose ironiche, come questa, so di correre il rischio di piacere o dispiacere per le ragioni sbagliate: ecco, non vorrei che il post fosse piaciuto per le ragioni sbagliate. Volevo solo dire che se uno sceglie di credere a un testo sacro, di vivere secondo i suoi dettami e magari anche di uccidere in suo nome, tutto il rispetto ma se lo sceglie lui, non può giustificarsi tirando in ballo il Dio degli Eserciti. Cose banali: possibile che il post sia piaciuto per questo?

Naturalmente, ammetto che liquidare la Bibbia come un fumettone è stata una canagliata: e il Cantico dei cantici? E il Libro di Giobbe? Semmai, mi domando perché toccare questi temi produca sempre un succés de scandale, come ai tempi di Voltaire. Pare che, nella crisi dell’editoria, l’unica cosa che tira ancora sia la religione: basta scrivere di quello, da clericali o da anticlericali, e il libro si vende. Aggiungete che un quinto degli italiani fa ancora ricorso alle fattucchiere, e poi chiedetevi perché, alle Europee, ci troveremo a scegliere fra Berlusconi, Grillo e Renzi. Io voterò altro, giusto per salvarmi l’anima: perché anche i miscredenti hanno un’anima, anzi temo che ce l’abbiano soprattutto loro.

Ripensandoci, la Bibbia è solo il simbolo di tutte le narrazioni, sacre o profane, che ci raccontiamo per dare un senso alle nostre vite. Nessuna è vera o falsa, letteralmente: sono racconti, servono a tenerci compagnia. Quanti ne circolano, sul web, non meno inverosimili della traversata del Mar Rosso; e quanti di noi non solo ci credono, ma ci vivono, come in un film. Così, la rete, i cellulari, i social network, finiscono per servire solo a connettere piccole comunità virtuali, ognuna con il suo testo sacro, il suo guru e la sua Veritàaaa!, alla Zavattini. A voi va bene così? Oppure il web dovrebbe tornare a essere uno strumento di liberazione, il modo per confrontare la propria verità, in minuscolo e senza punti esclamativi, con quella degli altri?