Colpi di testa. Bernie Ecclestone si difende come un leone in gabbia alle accuse di corruzione al processo avviato dal tribunale di Monaco di Baviera. Ho ‘googlato’ il magnate inglese e patron della Formula 1 e la biografia ufficiale, subito dopo la data di nascita, fornisce anche l’altezza: 1.59 metri. Ottantatre anni, tre mogli, di cui l’ultima – la brasiliana Fabiana Flosi, di anni 36 – l’ha sposata due anni fa. Le mogli se le sceglie, centimetro alla mano, di almeno tre spanne oltre il suo caschetto bianco alla Andy Wharol.

Quello che gli manca in altezza, ce l’ha in tracotanza imprenditoriale. A Gstaad, buen retiro di miliardari sulle alpi cantonali, non poteva mancare il suo ultimo atto di spocchia. Con l’Olden, il chicchissimo albergo cinquestelle, comprato come un giocattolino, si vuole divertire da solo. E allora ha pensato bene di rompere l’alleanza con il suo socio di una vita Marco Piccinini. Del primo si conosce tutto. Del secondo, ex direttore Ferrari ma ancora consigliere del Cavallino, si sa molto poco. BE è uno che galleggia, MP nuota in profondità e non fa neanche le bollicine. BE è veloce come un’alice, ma l’altro ha le proporzioni (finanziariamente parlando) di una balena. Come finirà? Si azzufferanno come squali o si lasceranno con una pacca sulla spalla.

P.S. Shh… non diteglielo. Ho googlato anche Silvio Berlusconi e, immediatamente sotto un’infilzata di qualifiche, esce la sua vera altezza: 1.65 metri. Sorrido, in fondo basta un click e a nulla sono serviti anni di mascheramenti con tacchi e sottotacchi. In confronto Vladimir Putin è un gigante dall’alto del suo 1.70 metri.

Uniti si vince. E’ lo slogan di Emilio Fede, 83 anni a giugno, che a fare il pensionato non ci pensa proprio e a Milano ha presentato il suo nuovo movimento di pensiero. E ci tiene a precisare di trasparenza. Tanto per cominciare il capello non è più tinto, ma ostenta tutte le sfumature del grigio. Al cerone che gli dà quella tonalità da finta abbronzatura no, a quello proprio non può rinunciare. Sarebbe come chiedere a Daniela Santanchè di scendere dai tacchi e ancheggiare in pantofole. Uniti si vince nasce da una sfilacciatura di un altro edificante movimento, quello dell’Italia in Mutande, presieduto dall’imprenditore padovano Luca Mattion. Metafore e discorso di rito dell’ex direttore del Tg4 su come ridisegnare l’Italia e l’euro, una spruzzata di polvere di meteorine minigonnate in cerca di sponsor, accorse più per la location (si trattava del risto-lounge Cost molto alla moda) che per condivisione di ideali. Fra applausi e sbadigli, meno male che arriva una carrellata di mozzarelle in carrozza fumanti. Ma gli invitati devono accontentarsi di una bevanda a testa: i bigliettini della singola consumazione sono distribuiti con parsimonia da un segretario, attento a non sgarrare. Metaforicamente in tema.
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