Sgombriamo il campo da ogni dubbio: Paola Bacchiddu non è candidata per la lista Tsipras, ha un contratto per la comunicazione. La sua foto in costume non è apparsa sulla pagina Facebook a scopo propagandistico, perché in realtà era già lì, su quella pagina, la sua. Soprattutto, Bacchiddu, non è come le scrive Mario Adinolfi (parlamentare Pd e giornalista) su twitter “una zoccoletta”. “Il mio lavoro è quello di giornalista. Precaria”.

La definiscono la Minetti della sinistra.
Io sono Bacchiddu. C’è un’altra cosa che mi differenzia dalla Minetti: lei è molto più bella. E io non sono candidata.

Dicono che si sia spogliata per la causa.
Una fotografia in gommone. Questo è. Che avevo già pubblicato su Facebook. Ce ne sono decine, chi vuole può sbizzarrirsi. In costume, in spiaggia. Già, dimenticavo: faccio anche il bagno al mare. Capisco che possa essere un problema per qualcuno vedere una donna che si tuffa in mare e non usa la muta come i sub, ma è un semplice costume da bagno.

Ma aveva una strategia?
No. Non c’era un proposito strategico. È la mia bacheca facebook personale. Non pensavo di scatenare un putiferio di questa portata. Non credevo che una lista che ha raccolto centinaia di migliaia di firme avesse bisogno di fotografie per convincere gli elettori. Se è servito, però, sono molto soddisfatta.

Come la concluderebbe questa vicenda?
Direi che vedo tristezza, e molta gente banale. Pronta a speculare e massacrare una persona per quella che era e resta una provocazione dedicata agli amici di Facebook. Non ai giornali.

L’hanno ferita alcune dichiarazioni?
Sto pensando di querelare. Qualcuno è andato giù pesante, ha confuso il mio ruolo con quello di un candidato, mi hanno dato della prostituta. Sono una collega, ma a tutto c’è un limite. È stato abbondantemente varcato. Oggi, su alcuni giornali, c’era Genny ‘a carogna e Paola ‘a prostituta. Ho una dignità.

Anche perché la storia non pare sia finita, giusto?
No, va avanti da quattro giorni e non ne posso più. In un crescere di fanghiglia che mi è arrivata addosso. Non avevo nemmeno risposto alle richieste di interviste, quella con Il Fatto è la prima. Alcuni giornali mi paragonano a Nilde Iotti. Onorata, ma non capisco.

Si aspettava le critiche?
Quelle degli amici, forse. Poi, visto l’ingigantirsi della vicenda ho messo in conto anche i giornali di destra. Ma dal Pd no, non me l’aspettavo. Che poi, alla fine dei conti, sono quelli che sono andati giù più pesanti degli altri. A questo punto ne approfitto, parlerò con tutti e di politica, della lista Tsipras, di quello che si propone. Ma fate capire almeno voi: non sono candidata, ma una giornalista precaria.

Con un bel corpo, quello ne è consapevole.
Non lo so. Sicuramente in questo Paese ci sono persone che hanno un problema con il corpo delle donne.

Ha ricevuto anche molta solidarietà.
Per fortuna. Ci sono ragazze e ragazzi che appena hanno capito si sono spogliati in segno di solidarietà. Hanno capito che era diventato troppo.

La lista Tsipras l’ha difesa?
Non tutti. Pareri contrastanti, ognuno che propone la sua specificità. Ma senza alzare i toni. Ma no, non sono stata immune da critiche.

Lo rifarebbe?
Dieci volte. E mi preparerei per parlare di politica.

Quanti anni ha?
39.

Ambizioni?
Fare la giornalista, quello che ho sempre fatto. Spesso con molte difficoltà e ottimi risultati, dicono i colleghi. Non ho sogni da velina o da candidata. Con il rispetto per le veline e per i candidati, ovviamente.

da Il Fatto Quotidiano del 7 maggio 2014