Di libri sull’euro e sull’Europa ne trovate tanti in questo periodo. La campagna elettorale si avvicina e in molti, anche se non si sono occupati mai in profondità di questi temi, vogliono sfruttare l’occasione. Ma si sa, in un paese in cui a criticare il Mes e Fiscal Compact sono gli stessi partiti che l’hanno ratificato pochi mesi fa, non bisogna stupirsi più di nulla.

Apocalypse euro ha una peculiarità, quello di affidarsi a coloro che per primi hanno portato avanti la battaglia di informazione sulla moneta unica, il Mes, il Fiscal Compact e l’Unione Europea in generale. Derisi inizialmente, queste persone hanno avuto il merito di imporre all’attenzione dell’opinione pubblica tematiche considerate prima tabù dai media mainstream. E se oggi il dibattito è in Italia molto più sviluppato che in Spagna, Portogallo e Grecia lo dobbiamo a loro. Stiamo parlando, per fare solo alcuni nomi, di Alberto Bagnai, Claudio Borghi, Lidia Undiemi e Luciano Barra-Caracciolo, i cui interventi sono la colonna portante del libro. Senza dimenticare il contributo di Jacques Sapir, Alberto Montero Soler e Ferreira Do Amaral, voci critiche e sempre più autorevoli nei loro paesi.

Anche se la nostra posizione sull’euro è chiara e ribadita in più occasioni su questo blog, nel libro trova ampia spazio anche l’altra versione critica dell’attuale architettura istituzionale europea, vale a dire di coloro che non chiedono la dissoluzione controllata dell’area valutaria, ma aspirano a salvare l’euro rivoluzionando Bruxelles. Troverete di particolare interesse i contributi dell’economista greco Yanis Varoufakis e James Galbraith, autori della cosiddetta Modest Proposal, oltre a quello di Paul De Grauwe, tra i massimi esperti di politica monetaria in Europa. Il libro si chiude con interventi di filosofi e politici – da Latouche a Lafontaine, da Vattimo a De Benoist – con l’intento di rispondere ad una domanda di fondo: “un’Europa diversa è davvero possibile?” 

In un articolo molto bello per Imola Oggi, Paolo Savona ha scritto recentemente come solo i mitomani dell’euro, una patetica minoranza che purtroppo governa le sorti del paese, non ammettono che questo sia una moneta mal costruita e affidano il loro ingiusto dominio al terrore di ciò che può accadere se l’euro venisse abbandonato. Il compito degli studiosi è quello di illuminare la strada degli elettori e non tenere lo strascico dei governanti nella speranza di trarne personale beneficio. In vista delle elezioni europee, prosegue Savona, “i quesiti che devono essere rivolti all’elettore sono i seguenti:

1. Vuoi stare nell’euro con le conseguenze sotto i tuoi occhi o affrontare il costo dell’uscita?

2. Vuoi continuare ad aumentare il debito pubblico per stare meglio o tagliare la spesa pubblica accettando le conseguenze?

3. Vuoi rimborsare il debito pubblico cedendo il patrimonio statale o pagando più tasse per rimborsarlo?”

Alla fine, conclude Savona, l’elettore deve decidere quali alternative scegliere e a chi affidare il compito di realizzarle, assumendosi le responsabilità delle conseguenze. “È un insulto alla sovranità popolare affermare che gli elettori non sanno scegliere e quindi le élite devono farlo per loro, un vecchio e pericoloso vizio del paese difficile da estirpare”.

Apocalypse Euro può aiutarvi a trovare quelle risposte. 

di Paolo Becchi e Alessandro Bianchi