Un comico siriano famoso in uno spettacolo teatrale ripeteva: se vuoi sapere cosa succede a casa tua, devi sapere prima cosa succede in Brasile! (paese geograficamente lontano per noi). 

Nei paesi arabi si tendeva a dare più spazio nei media alla politica estera per evitare di parlare della propria. Questo passato, al di là della propaganda, in ogni caso ha aiutato il pubblico a conoscere molto bene le questioni internazionali,e a prendere posizione con cognizione di causa. 

“Politica estera? In Italia? No grazie. I mass media la evitano accuratamente. C’è poco interesse per l’informazione sulle questioni internazionali, ha poco seguito e la gente non si affeziona”, sostiene un noto direttore di una tv nazionale.

In qualche modo è vero: esiste un sentimento popolare generale secondo il quale, sopratutto in questo momento, ci sono tanti problemi e questioni interne di cui occuparsi che non consentono di seguire anche ciò che avviene all’estero. Queste sono alcune giustificazioni per la mancanza di spazi dedicati alla politica estera, ma forse la risposta vera è un po’ più articolata.

Qualcuno, scherzando, afferma che in Italia, per politica estera si intendono solamente la Casa Bianca, i Mondiali di calcio, la Borsa, e gli Oscar (in quest’ordine). Non ha tutti i torti, considerando che perfino nei tg, tranne alcuni casi rari, ci sono a malapena un paio di notizie estere riguardanti principalmente tragedie, catastrofi ambientali, o un conflitto internazionale (in quest’ordine).

Sulla stampa, saranno al massimo una o due pagine, mentre, se si guarda al panorama televisivo, colpisce che tra tutti programmi di intrattenimento para-politici e talk show di politica nazionale (troppo spesso simili a delle sedute di psicanalisi di gruppo dove ognuno racconta la sua storia e dove il contraddittorio si manifesta in alterchi di bassissimo livello), non esiste un solo programma televisivo che si occupi in modo specifico di informazione su politica estera e questioni internazionali. Proprio nessuno. 

Ma davvero quel che succede nel resto del mondo non ci interessa, non ci riguarda e non influenza la nostra vita fino a toccarci in prima persona? 

Ma come può uno dei dieci paesi più industrializzati non avere informazione adeguata sulla politica estera? Non è forse importante sapere cosa succede attorno a noi, vista la nostra posizione ai confini dell’Europa? Non sarebbe utile conoscere meglio l’attualità dei paesi dove siamo coinvolti direttamente in conflitti armati mandando nostri figli in missioni di pace? Possibile che nessuno ci racconti le origini dei conflitti mondiali in atto e loro conseguenze sul nostro paese?

Prima di chiedere agli italiani di accogliere i profughi e richiedenti asilo, che sono le vere vittime di questi conflitti internazionali, forse sarebbe il caso di spiegare che questi conflitti in qualche modo sono anche frutto delle politiche europee disastrose in Medio Oriente e in Africa.

Attraversiamo una crisi economica mondiale, sarebbe il caso di guardare i nostri vicini con attenzione, di conoscere i nostri potenziali soci, gli eventuali investitori che desideriamo attrarre. Parlare dell’internazionalizzazione delle nostre aziende, dell’esportazione del famoso “Made in Italy”, senza capire ciò che accade sulla scena internazionale è a dir poco anacronistico.

Quanti di noi, per esempio, malgrado il gran parlare della crisi, sanno che la Siria era il primo partner commerciale dell’Italia? Perché nessuno ci dice quante aziende italiane, industrie e persone sono state danneggiate dalla devastazione dei paesi del nord Africa? E che fine hanno fatto nostri interessi in Libia, paese attualmente nel totale caos?

Una delle principali agenzie di informazione italiana, ad esempio, ha due corrispondenti per il Medio Oriente: uno sta a Beirut e prende le notizie dai siti web, l’altro è seduto in ufficio a Milano. E non è uno scherzo.

Non saprei se l’informazione estera viene evitata intenzionalmente, secondo un preciso disegno, o semplicemente perché manca una vera politica estera nostrana, e parlarne quindi ci metterebbe tutti a disagio.

So di certo che spesso è molto complicato cogliere la gravità delle questioni intrecciate tra loro, trattare tanti conflitti e, sopratutto, spiegare tanti interessi. Tante volte ci mancano gli strumenti giusti per farlo. Le situazioni sono complicate e richiederebbero non solo spazio, ma soprattutto tempo e preparazione sui temi per evitare di dire e scrivere sciocchezze.