Da oggi le Camere riprenderanno i lavori sui principali provvedimenti del governo Renzi: decreto Irpef e Jobs Act. Il premier ne ha fatto dei veri e propri spot pubblicitari; in realtà, tra la dubbia sostenibilità economica e le forti parzialità che gravano sul  taglio al cuneo fiscale da un lato e le vittorie nel centro-destra nella battaglia sugli emendamenti al JobsAct dall’altro, questi provvedimenti rischiano di smascherare l’operazione di marketing del governo e di peggiorare drammaticamente la situazione del Paese.
 
Il decreto Irpef, la Spending Review e l’intero DEF continuano infatti a fare cassa su welfare pubblico ed enti locali. Dopo anni di tagli e lo smantellamento totale dello Stato sociale, il governo Renzi sceglie di girare il coltello nella piaga; sottrae risorse alle Regioni, accelera e aumenta le privatizzazioni, svendendo pezzi importanti dell’economia del Paese, sceglie infine di ridurre drasticamente le municipalizzate, mettendo ulteriormente sotto scacco nel caso dei servizi idrici il risultato referendario di Giugno 2011 sull’acqua bene comune. Così, riducendo servizi e protezioni, si garantisce la copertura finanziaria per l’ormai famigerato bonus di 80 euro: una misura certo innovativa rispetto alle politiche salariali di questi anni ma parziale e assolutamente non risolutiva; questa taglia fuori ad esempio chi oggi è completamente escluso dal mercato del lavoro e chi, all’interno di questo, è più ricattabile e debole. Precari, disoccupati e NEET continuano ad essere la valvola di sfogo delle strategie economiche delle larghe intese.
 
A pochi giorni dal primo maggio il governo minaccia di continuare a fare la festa alle lavoratrici e ai lavoratori, ai precari e a tutti i disoccupati presenti e futuri del Paese! Le azioni degli studenti che, nella notte del 1 maggio, hanno segnalato in diverse città d’Italia agenzie interinali, centri per l’impiego e, a Roma, il Ministero del Lavoro e quello dello Sviluppo Economico hanno voluto dare un avvertimento forte e inequivocabile al governo: Il nostro futuro non si chiama JobsAct! La riforma del mercato del lavoro che si voterà martedì al Senato non fa che rendere più ricattabili i lavoratori, attaccando gli ammortizzatori sociali e innalzando il numero di proroghe possibili per i contratti a termine, rende inoltre stabile lo sfruttamento del contratto d’apprendistato per le aziende. Per gli apprendisti salta non soltanto l’obbligo di formazione, tutela fondamentale per una tipologia di contratto che in teoria dovrebbe servire proprio ad acquisire competenze al primo ingresso nel mondo del lavoro, ma, con gli emendamenti del governo, viene meno anche l’obbligo di assunzione per quei datori di lavoro che sforano il limite del 20% di apprendisti nell’organico, sostituita con una pena pecuniaria. 
 
Il governo sceglie la strada della flessibilità presentandola come soluzione innovativa alla disoccupazione; la nostra generazione però, dall’introduzione del  Pacchetto Treu ad oggi, ha pagato sulla propria pelle il costo di ogni riforma del lavoro all’insegna della “flessibilità”. Dare battaglia alla precarietà e alle politiche che l’alimentano è per noi una priorità: crediamo sia necessario costruire un fronte ampio di mobilitazione contro le ricette dell’austerità che ci continuano a riproporre, una protesta che pretenda in Italia e in Europa un mercato del lavoro non fondato sullo sfruttamento. Crediamo che investire in ricerca e innovazione sia oggi fondamentale per trasformare il modello di sviluppo suicida in cui siamo immersi, allo stesso tempo è improcrastinabile l’introduzione di un salario minimo e di forme di reddito di cittadinanza slegate dal lavoro e realmente universali. Bisogna partire da saperi liberi e critici, accessibili a tutti per trasformare radicalmente l’Europa.

Gli studenti saranno in piazza il 17 Maggio, nel corteo nazionale contro privatizzazioni e austerity.  Questa sarà una tappa importante, ad una settimana dalle elezioni europee, per ampliare ad una dimensione Europea le battaglie per i beni comuni e la giustizia sociale che attraversano il nostro Paese. Una tappa verso un Semestre Europeo che deve rivolgersi al sociale, deve vedere protagonisti i cittadini e i movimenti e non la troika e i suoi diktat. Ribaltare il vertice della governance europea, riaffermando la priorità dei diritti delle persone sui profitti di pochi, è necessario oggi più che mai. Il vertice non è soltanto una metafora spaziale dei rapporti di forza oggi presenti in Europa, ma anche e soprattutto un’appuntamento:  l’11 Luglio a Torino i capi di Stato e i ministri del lavoro di tutti i Paesi UE si riuniranno in un vertice sulla disoccupazione giovanile che non può tradursi nell’ennesimo incontro tra potenti, teatrino delle promesse. Vogliamo costruire verso e oltre queste date una mobilitazione radicale e partecipata.