Il ministro dell’Università, Stefania Giannini, ha pubblicamente espresso riserve sul test di ammissione ai corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia e ha ventilato una ipotesi alternativa “alla francese”: tutti i candidati che lo desiderano possono iscriversi al primo anno di corso e la selezione si effettua basandosi sul risultato degli esami del primo anno, ammettendo al proseguimento degli studi soltanto gli studenti più bravi, nel numero previsto dalle normative europee.

Non è la prima volta che viene avanzata una proposta di questo genere, e sembra che i nostri ministri ignorino in modo sistematico le ragioni dello stato attuale delle cose e le problematiche di volta in volta esaminate e discusse sulle ipotesi di modifica. Proverò quindi a ripetere una serie di perplessità e di obiezioni a questa proposta, già in passato formulate e circostanziate. 1) I candidati all’esame di ammissione eccedono in genere di circa 7­-8 volte i posti disponibili, che, giova ricordarlo, sono calcolati, secondo norme stabilite dall’Unione Europea, in base ai posti letto dell’ospedale associato ad ogni facoltà di Medicina e Chirurgia. Questo implica che le strutture didattiche del primo anno debbano essere ampliate in modo molto significativo (numero di docenti, aule, laboratori e biblioteche dovrebbero essere moltiplicati per 7 – a me fa comodo perché significa bandire concorsi per i miei allievi).

Implica inoltre che la selezione alla fine del primo anno sarà molto severa e promuoverà soltanto un settimo dei candidati. Che faranno gli altri sei settimi, che a quel punto hanno perso un anno della loro vita formativa? Si deve prevedere che molti degli “scarti” del processo selettivo avranno superato tutti gli esami con una media onorevole del 27 o giù di lì !

2) Come si farà la selezione alla fine del primo anno? Le modalità di esame previste nell’ordinamento universitario italiano sono molto complete, e prevedono sempre interrogazioni orali. Vanno bene per testare le capacità di ragionamento del candidato, ma si prestano ad ogni sorta di favoritismo e raccomandazione: ci saranno ricorsi a non finire su ogni singolo esame? Gli studenti rifiuteranno ogni voto inferiore al 30 e lode? Oppure le modalità di esame, almeno per il primo anno, saranno cambiate radicalmente e ci sarà un quizzone gigantesco una tantum su tutte le materie? Si può dire quello che si vuole sul concorso attuale, che non piace a nessuno, ma che di certo è infinitamente più oggettivo e meno “aggirabile” di una serie di esami orali.

3) I candidati bocciati alla selezione finale del primo anno saranno espulsi d’autorità dal Corso di Laurea? Questo è contrario alla normativa vigente che consente a tutti di ripetere gli anni di corso sostanzialmente all’infinito; se però rimanesse questa possibilità il primo anno di corso in breve si gonfierebbe di studenti ben oltre qualunque possibile soluzione perché, ad esempio, al secondo anno di applicazione della norma il corso si troverebbe a contenere quasi il doppio degli studenti previsti a regime negli anni successivi (metà neo­iscritti e poco meno di metà ripetenti). Io ho spesso criticato, anche su queste pagine, l’astrusità dei quiz del concorso di ammissione a Medicina, e non sono in principio contrario all’ipotesi del Ministro Giannini. Ma sono fortemente critico nei confronti di proposte semplicistiche, avanzate frettolosamente e senza considerare in modo esplicito i possibili problemi derivanti dalla loro applicazione: se non si ha una buona risposta almeno alle domande proposte sopra (e anche ad altre che andrebbero considerate), e una corrispondente revisione delle normative vigenti, si rischia di fare più danno che beneficio.