Il giornale va in tipografia. Capita sempre nelle ultime ore, prima di affidare il nostro lavoro al giudizio dei lettori, di chiedersi se si siano compiuti degli errori. Così questa settimana ci siamo interrogati sull’accostamento tra le prime pagine dedicate a due santi e quelle successive che parlano di sesso. Molti lo noteranno, ci piacerebbe sapere cosa ne pensate.

È stato casuale. E, però, a rifletterci può corrispondere a una convinzione profonda: non c’è una contrapposizione tra la santità e la fisicità dell’uomo. Tra la dimensione spirituale (che esiste anche per chi non crede) e il corpo. Quindi anche il sesso.

Non c’è ambito dell’agire umano in cui sia più difficile (e rischioso) azzardare principi generali. Ma tanti pensieri emergono limitandosi a osservare i corpi.Certo, si potrebbe dire con Marco Aurelio che“il coito” è “lo sfregamento d’un budellino e l’emissione d’un po’ di muco accompagnato da uno spasimo”. Vero, ma forse l’imperatore filosofo sviliva il desiderio nel timore di esserne travolto.

C’è qualcosa nel sesso di involontariamente, ma inevitabilmente simbolico: l’unico momento in cui si viene accolti nel corpo di un’altra persona o la si accoglie. Così quello spasimo, quella confusione accompagnano l’attimo rapidissimo – illusorio? – dell’unione. Prima della malinconia del distacco, che non è solo emotiva, ma fisica. Post coitum animal triste, dicevano i latini (a qualcosa infine sono serviti cinque anni di liceo!).

Il sesso non segna nella nostra persona la separazione tra lo spirito e il corpo. Forse è esattamente il contrario: li può unire.

Di più: è il gesto con cui fisicamente ci affidiamo – vale per la donna e anche per l’uomo – all’altro varcando il confine della solitudine.

Chi crede (ma non solo) potrà aggiungere che quell’istante è capace digenerare la vita.Sì,ma proprio nel momento in cui i muscoli, le ghiandole, lo spirito possono essere una cosa sola. Un motivo in più – non l’unico – per ammetterne la grandezza, o la sacralità, scegliete voi il termine.

Qualcuno per svilirlo lo definirà un gesto animale. Lo è, perché naturale. Perché ci ricongiunge al mondo in cui viviamo e ci fa partecipare alla vita.

Ecco che allora un’accostamento casuale induce pensieri sulla nostra esistenza personale e sulla società in cui viviamo. Sulla Chiesa, di nuovo coraggiosa, che potrebbe finalmente rivedere il proprio atteggiamento verso il sesso. Deformare una dimensione essenziale dell’uomo ha condannato tante persone al dolore. Ha allontanato milioni di fedeli.

Ma forse un laico esame di coscienza potrebbe farlo quella parte della società che per contrapporsi agli errori della Chiesa ha finito per banalizzare il sesso. Alla fine entrambi hanno ottenuto lo stesso risultato: ridurre tutto allo sfregamento di un budellino.

Il Fatto Quotidiano, Lunedì 28 aprile 2014