Nel completo caos in cui si trova la Libia, succede anche che uno dei più importanti processi si svolga con gli imputati in videoconferenza. 

Il 23 marzo, il Parlamento ha adottato due emendamenti al codice di procedura penale riguardanti i processi pubblici e la partecipazione degli imputati alle udienze.

La versione modificata dell’articolo 241 stabilisce ora che un’udienza dev’essere considerata pubblica se è trasmessa via satellite o altri mezzi di comunicazione. L’articolo 243 autorizza i tribunali a usare la tecnologia moderna per collegare gli imputati all’aula giudiziaria qualora vi siano preoccupazioni per la loro incolumità o in presenza di un rischio di fuga.

Approvati gli emendamenti, il 14 aprile un tribunale di Tripoli ha disposto che il processo nei confronti di Saif al-Islam Gheddafi e altri sei esponenti dell’ex regime libico, accusati di una lunga serie di crimini commessi nel corso del conflitto armato del 2011, si svolgerà in videoconferenza.

I sei imputati parteciperanno al processo dal carcere di Misurata, uno di quelli sotto il controllo dei ministeri della Difesa e della Giustizia; Saif al-Islam Gheddafi, invece, da una località segreta nella zona di Zintan, controllata da una milizia.

Il procuratore generale Sedique el-Sour ha dichiarato che Saif al-Islam Gheddafi non può essere trasferito da Zintan a Tripoli per ragioni di sicurezza. La realtà è diversa: la milizia che lo ha catturato non intende consegnarlo alle autorità.

Fatti i necessari adattamenti tecnici, il processo riprenderà domenica 27 aprile.

Gli standard del diritto internazionale prevedono che un processo o parte di esso possa svolgersi tramite collegamento video solo in determinate circostanze: ad esempio, quando l’imputato lo richieda, temendo per la sua sicurezza, o quando il suo comportamento in aula impedisca lo svolgimento delle udienze. 

Qui, le cose stanno diversamente. L’imputato è trattenuto in un centro di detenzione non controllato dal governo e tale condizione è destinata a pregiudicare definitivamente l’equità del procedimento, la possibilità di mantenere contatti regolari con gli avvocati e la capacità di preparare una linea difensiva efficace.

Questa vicenda la dice lunga su quanto lo stato di diritto sia assente nella nuova Libia e quanto scarso sia il controllo delle istituzioni su ciò che accade nel paese.