Il venerdì santo 2014, a Bari, sarà ricordato per sempre come una ricorrenza solo religiosa. La svolta pagana, almeno per il momento, non c’è stata: l’asta del titolo sportivo dell’As Bari (l’ormai fallita società dei fratelli Matarrese) è andata deserta. O quasi. Perché al tribunale fallimentare del capoluogo un’offerta era arrivata. E potrebbe ancora essere quella giusta. In calce, il nome dell’ex arbitro Gianluca Paparesta, titolare del marchio FC Bari 1908 nonché tramite del gruppo indiano Cmg (Celebrity management group), le cui credenziali economiche consistono in una sorta di fidejussione emessa dalla Uco Bank di Calcutta. Il contenuto della busta, tuttavia, non ha soddisfatto i giudici: niente assegno circolare da 3 milioni di euro (base di partenza per l’incanto), documenti non originali ma in fotocopia e firma non leggibile. Ergo: asta dichiarata deserta e nuova convocazione fissata per il 12 maggio.

Per molti, una data troppo lontana, che rischierebbe di compromettere l’iscrizione della nuova, eventuale società al prossimo campionato, sia esso di Serie B o di A (il Bari nonostante la sconfitta di giovedì contro il Latina davanti a 34 mila spettatori è ancora in corsa per i playoff promozione). Tutto finito? Macché. C’è un colpo di scena che potrebbe accorciare i tempi. Incassata la decisione del giudice De Simone, Paparesta ha spiegato la sua versione dei fatti, sostenendo che i soldi ci sono e che la mancanza dell’assegno circolare dipende dal fatto che questo tipo di garanzia economica in India non è contemplato. Di più. L’ex arbitro ha anche sottolineato che i documenti sono arrivati il 17 sera via email da un indirizzo di posta certificata, motivo per cui non potevano essere in originale. La sua offerta, secondo lui, è da ritenersi a tutti gli effetti valida. Una presa di posizione ribadita sia in conferenza stampa, sia in un colloquio privato con il giudice De Simone, il quale – ed è qui la buona notizia per i tifosi – ha acconsentito a ricevere nuovi documenti entro la prossima settimana per intavolare una trattativa privata in grado di guadagnare tempo.

L’obiettivo, in pratica, è quello di trasformare la lettera di credito della Uco Bank in liquidità, a cui dovrebbe provvedere Banca Intesa. Se il giudice acconsentisse, il Bari avrebbe un nuovo proprietario prima della fine del mese, altrimenti la fumata bianca arriverebbe il 12 maggio.

Ma chi sarà il nuovo proprietario? Evaporate le piste turche, arabe, inglesi e italiane, il nome a sorpresa è quello dell’indiano Bahswar Goswami, amministratore della Cmg, leader nell’organizzazione di eventi sportivi in Asia. L’obiettivo della Cmg è quello di promuovere il calcio indiano, con il sogno di centrare la qualificazione ai Mondiali del 2022. Il Bari rappresenterebbe una vetrina importante in termini di visibilità mondiale della Cmg, ultimamente un po’ appannata per via di due clamorosi flop.

Nel 2012, la società presentò in pompa magna la Premier league soccer del Bengala. Vi avrebbero dovuto giocare grandi nomi del pallone mondiale (Crespo, Cannavaro, Okocha, Morientes, Pires, Fowler, ecc), ma il torneo non è mai partito a causa di strutture inadeguate, poco interesse del pubblico e ancor meno da parte del governo locale. Nel 2013 la storia si ripete: la Cmg organizza una serie di amichevoli della nazionale indiana in Inghilterra: a Craven Cottage (mitico stadio del Fulham di Londra ), sfide contro Pakistan e Bangladesh, tutti incontri dall’altissimo contenuto simbolico. Biglietti venduti e grande attesa, ma un mese prima del calcio d’inizio ecco la doccia fredda: evento cancellato.

Si parla di strani giri legati ai soldi necessari per organizzare i match, ma Bahswar Goswami al Times of India assicura che lo show è andato in fumo “per motivi indipendenti dalla nostra volontà”. Questa volta, però, dipende tutto da lui. O quasi tutto. Fabio Sperduti, braccio destro di Paparesta: “Nell’operazione potrebbero rientrare altri imprenditori italiani ed esteri. Attendiamo in tal senso notizie confortanti dalla Russia”.

Bluff o rinnovato interesse degli oligarchi moscoviti, finora stoppati dalla black list di Obama post crisi in Crimea?

Il Fatto Quotidiano, 19 Aprile 2014