La vicenda dell’equo compenso sul diritto d’autore rischia di ingarbugliarsi sempre di più.

Si è svolta oggi alla Camera la discussione sull’interpellanza urgente in tema di equo compenso sul diritto d’autore presentata dai parlamentari Quintarelli, Andrea Romano, Bargero, Bonaccorsi, Catalano, Coppola, Marco Di Maio, Gadda, Tinagli, Peluffo, Palmieri, che avevano chiesto spiegazioni urgenti al ministro Franceschini sull’intenzione di quest’ultimo di aumentare in maniera vertiginosa quanto dovuto agli autori attraverso la Siae.

Come è noto, la copia privata è il compenso che si applica, tramite una royalty, sui supporti vergini fonografici o audiovisivi in cambio della possibilità di effettuare registrazioni di opere protette dal diritto d’autore; il compenso è corrisposto alla Siae, la quale provvede a ripartirlo al netto delle spese anche tramite le associazioni di categoria.

A dicembre 2013 la società degli autori ed editori aveva presentato una proposta di revisione degli importi dovuti per l’equo compenso per copia privata, prevedendo un cospicuo rialzo rispetto alle tariffe indicate dall’ultimo decreto di adeguamento adottato sulla materia, ossia il decreto ministeriale del 30 dicembre 2009; a gennaio 2014, il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo pro tempore Massimo Bray ha commissionato un’indagine ad hoc sulle abitudini dei consumatori per verificare se le cosiddette copie private di opere musicali e cinematografiche siano davvero cresciute negli ultimi tre anni, nonché l’entità di tale crescita, nell’ottica di garantire l’effettiva coerenza della revisione dei compensi in oggetto. Recentemente, 500 nomi illustri del mondo dello spettacolo, nonché beneficiari diretti dei proventi da equo compenso per copia privata, hanno sottoscritto e presentato al ministro interpellato una petizione per chiedere l’approvazione con la massima urgenza dell’adeguamento dell’equo compenso per copia privata; 

Mentre le associazioni di consumatori hanno già avuto modo di contestare nel merito, nel metodo e nel quantum la legittimità, nonché l’opportunità delle richieste di aggiornamento tariffario provenienti dalla Siae, anche e soprattutto per il fatto che l’equo compenso per copia privata esatto dai produttori e distributori di dispositivi elettronici finisce con l’essere riaddebitato ai consumatori finali, peraltro senza che questo sia evidenziato nello scontrino.

Nel dicembre 2013, presso il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo sono state depositate oltre 10.000 firme di persone che hanno sottoscritto la petizione lanciata da Altroconsumo, con la quale si chiedeva al ministro pro tempore Massimo Bray di non aumentare l’equo compenso, le cui adesioni hanno ad oggi superato quota 14.500.

I parlamentari richiedevano espressamente al ministro di dare seguito a quanto annunciato dall’allora Ministro Bray, ovvero di svolgere preliminarmente un’analisi di mercato per avere una stima più precisa di quanto, in effetti, i supporti a cui si applica l’equo compenso siano impiegati per creare copie private di opere tutelate dalla Siae. Ciò in quanto per espressa affermazione dello stesso Franceschini, lo stesso intenderebbe approvare il decreto con la massima urgenza, senza attendere l’esito dell’indagine commissionata dal suo predecessore.

L’interpellanza richiedeva dunque al ministro interpellato se non ritenesse doveroso rendere pubblici gli esiti della suddetta indagine, al fine di verificare se le cosiddette copie private di opere musicali e cinematografiche siano davvero cresciute negli ultimi tre anni, tanto da legittimare addirittura un aumento del cosiddetto equo compenso del 500 per cento come richiesto dalla Siae; 

Il ministro Franceschini non si è recato a rispondere all’interpellanza delegando il governo nella persona del sottosegretario alla Giustizia Enrico Costa, il quale ha sostanzialmente risposto che il ministro dei beni culturali  avrebbe tenuto conto di tutte le osservazioni e che le parti interessate sarebbero state audite il 23 aprile. Di quali parti interessate si parli non è dato sapere.

Sarebbe a questo punto necessario che Franceschini dica con chiarezza quali parti saranno audite il 23 e che della riunione venga effettuata una registrazione streaming, al fine di consentire a tutti di apprezzare la qualità del dibattito e i dati (se dati vi sono) in possesso degli organi competenti. Tutti infatti dovrebbero poter vedere la posizione del ministro e delle parti sociali e la relativa assunzione di responsabilità. Sarebbe veramente un bel gesto di trasparenza da parte del neo ministro.