E’ tregua armata al Sole 24 Ore. A scatenare le ire dei dipendenti del quotidiano della Confindustria, il compenso extra di 330mila euro (220mila in meno rispetto alle previsioni originali) sul triennio 2010-2012 versato all’amministratore Donatella Treu nel gennaio scorso. In pratica una sorta di premio da 110mila euro l’anno collegato al Piano triennale 2010-2012 che è arrivato mentre i dipendenti del quotidiano economico finanziario hanno dovuto mandar giù un nuovo stato di crisi che durerà fino al 2016, con una riduzione degli stipendi del 14% e un parallelo piano di pensionamenti e prepensionamenti.

E a poco serve ricordare che la manager ha rinunciato, sia lo scorso anno che quello prima, alla parte variabile del suo stipendio (200mila euro nel 2013) e si è ridotta di 55mila quella fissa che ora ammonta a 495mila euro. Anche perché il 2013 del gruppo editoriale si è chiuso con un rosso di 76,1 milioni, dopo che l’esercizio precedente aveva registrato una perdita di 48,4 milioni, il 2011 di 9,3 milioni e il 2010 un’altra di 40,6 milioni di euro. 

Risultati che, confrontati con la retribuzione della Treu che in pratica a fronte di un rosso di quasi 100 milioni nel triennio ha incassato il 60% del suo premio, hanno spinto la redazione a ipotizzare di pubblicare ogni giorno  per sette giorni sul quotidiano le ragioni della loro protesta. Mentre i grafici e i poligrafici giovedì hanno pubblicato un comunicato in cui ribadiscono “come risulti di difficile comprensione una politica di premi ai vertici aziendali assolutamente svincolata e incoerente con la situazione economica del gruppo” e, parlando di una “decisione assolutamente illogica, si riservano di valutare tutte le iniziative coerenti con le critiche espresse”.

I giornalisti, invece, si sono riuniti in assemblea e hanno chiesto che gli stipendi dei vertici siano legati ai risultati economici del gruppo, siano determinati in base a parametri tangibili e dunque ci sia una politica più trasparente nella gestione delle remunerazioni. Quindi la minaccia di uno sciopero delle firme e, a seguire, uno stop alle pubblicazioni per venerdì 18 aprile se l’azienda non aprirà un confronto per rivedere i criteri alla base delle remunerazioni.  A sedare gli animi è dovuto intervenire il presidente dell’editrice, Benito Benedini, che ha aperto una trattativa. Venerdì, quindi, i redattori si riuniranno di nuovo in assemblea per discutere delle aperture aziendali.

Già lo scorso marzo, con una nota pubblica, il sindacato interno dei giornalisti (comitato di redazione) aveva domandato se all’associazione degli imprenditori italiani capitanati da Giorgio Squinzi, che controlla il gruppo editoriale milanese, “interessa ancora avere un giornale? E, se sì, è soddisfatta dei risultati di questi anni?”, visto che sono stati sforati “abbondantemente i 200 milioni di perdite in 5 anni”. E intanto la protesta dei redattori del quotidiano si sta allargando ad altre redazione, fino a coinvolgere anche Radio 24 e l’agenzia stampa Radiocor.

 Aggiornato da Redazioneweb alle 22.26 del 10 aprile 2014

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