Una “macchinetta” per impedire le intercettazione dei parlamentari al costo di 12mila euro. E’ l’idea di Denis Verdini, senatore di Forza Italia che torna in Aula nel giorno in cui si decide dell’uso delle sue intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta Grandi opere, sull’eolico in Sardegna e sulla cosiddetta P3 (e Credito Fiorentino). Il Senato a scrutinio segreto ha autorizzato il tribunale a procedere in tutti e tre i casi. “Mi rivolgo a lei presidente”, si è difeso il parlamentare, noto negli ultimi tempi come “l’uomo delle riforme” e tra i fautori del patto del Nazareno tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, “perché oggi ci aiuta la tecnica. Non c’è bisogno dell’intervento della Corte Costituzionale che ha già parlato sulle intercettazioni. Mi sembrerebbe semplice che con una macchinetta, che costa 12mila euro, i parlamentari consegnassero al presidente il proprio cellulare per renderlo non intercettabile. Non ho problemi ad affrontare i processi, anzi, ben vengano. Fate come vi pare, non mi importa nulla. Ma pensateci bene, pensateci per il futuro“. La proposta del parlamentare, può funzionare però solo nel caso in cui le telefonate avvengano tra eletti con il cellulare “protetto”. Altrimenti tutte le chiamate che vengono fatte all’esterno, a qualcuno che non è eletto in Parlamento, potrebbero essere comunque registrate.

Alla vigilia dell’affidamento di Silvio Berlusconi ai servizi sociali, uno degli uomini più vicini al Cav, Denis Verdini, tra i principali interlocutori del governo su riforme e legge elettorale, è oggetto di un’altra importante decisione: l’aula del Senato dice sì alla richiesta dei magistrati di Roma e Firenze di usare le sue intercettazioni in diversi procedimenti penali. Verdini in Aula si difende e ricorda come la Costituzione vieti di fatto la possibilità di intercettare un parlamentare (“O si può o non si può”). “Sulle mie intercettazioni – insiste – sono state scritte ben 17.846 pagine di giornali” ed è stata operata “una selezione a monte” (“Chi ha deciso di mettere quelle e togliere le altre?”). Quindi cita San Filippo Neri per avvertire l’Aula che difficilmente sarebbe stata “assolta” nel caso in cui decidesse di votare “sì” alla richiesta dei giudici. L’Assemblea, però, resta sorda all’appello e dice sì alla richiesta della Giunta per le Immunità sull’uso delle sue conversazioni telefoniche. A nulla vale il ricorso al voto segreto chiesto da alcuni senatori di centrodestra perché l’autorizzazione, come quella ad esempio sugli appalti per le grandi opere, passa con con 144 sì, 101 no e 4 astenuti, cioè anche con i voti del Pd.

La prima richiesta di autorizzazione, arrivata dal Gip del Tribunale di Roma, “concerne 31 conversazioni telefoniche registrate tra l’aprile 2008 e il luglio 2009” e le indagini riguardano la vicenda degli appalti per le cosiddette grandi opere, “in relazione alla quale Angelo Balducci e Fabio De Santis“, in qualità di funzionari ministeriali e “in violazione del dovere di imparzialità, con asservimento costante delle loro funzioni agli interessi dei privati”, si sarebbero impegnati, secondo l’accusa, ad appoggiare le imprese di Riccardo Fusi e Francesco De Vito Piscitelli nell’assegnazione di appalti per la Scuola marescialli dei carabinieri e grandi eventi, tra cui i “Mondiali di nuoto Roma 2009″, l’”Anniversario dell’Unità d’Italia” e il “Vertice G8 La Maddalena”. La seconda inchiesta riguarda per lo più la vicenda dell’eolico in Sardegna e la terza la P3 e il Credito Fiorentino. Verdini, in quest’ultima, è imputato, in concorso con altri, di vari reati tra cui associazione a delinquere e di bancarotta fraudolenta.