Anche i bambini di oggi, abituati a grafica computerizzata, effetti speciali, immagini in 3D e videogame sempre più realistici, non sfuggono alla magia delle marionette. Non possono fare a meno di rimanere affascinati dai leggiadri movimenti di quei pupazzi governati da fili invisibili, di essere catturati dalla loro capacità di trasportarli in un attimo in un mondo da favola senza tempo. Se poi sul palcoscenico del teatro insieme alle marionette ci sono anche attori in carne e ossa, be’, l’incantesimo è ancora più completo.

Milano ha la fortuna di avere, nel suo patrimonio culturale, una delle “stirpi” di marionettisti più antiche del Paese, attiva fin dai primi dell’800 e oggi divisa in due rami distinti, la Compagnia Carlo Colla e figli  e la compagnia Gianni e Cosetta Colla. La prima, dopo mezzo secolo di presenza fissa come Teatro Stabile di Marionette (1906-1957) al Teatro Gerolamo di Piazza Beccaria, non ha una sede stabile e mette in scena le sue opere in teatri importanti come il Piccolo; la seconda, caratterizzata dalla compresenza di marionette e attori in carne e ossa, una sede stabile non ce l’ha più, dopo l’ultimo di una serie di “sfratti”. Nel 2003 la compagnia di Gianni e Cosetta Colla deve lasciare, dopo 30 anni, la sede “storica” di via degli Olivetani, a due passi da San Vittore. Nel 2007 il Comune le offre ospitalità nel Teatro della Quattordicesima di via Oglio, dove si siedono una media di 25mila spettatori grandi e piccoli a stagione su un cartellone di una decina di spettacoli, ma nella primavera dell’anno scorso, attori e teste di legno si trovano di nuovo senza casa: infiltrazioni d’acqua, ristrutturazioni urgenti…

La compagnia non si perde d’animo e mette in piedi una stagione “itinerante”, in vari teatri della città. Dovendo fare a meno del “ponte di manovra”, (la struttura di ferro che posizionata sul palcoscenico permette di muovere le marionette dall’alto), impossibile da trasportare, marionettisti, attori e marionette convivono sullo stesso palco. Mi racconta Stefania Mannacio Colla, erede della gloriosa stirpe, sceneggiatrice e regista delle opere: «È stata una stagione durissima ma io (che sono una persona molto orgogliosa e fiera) l’ho già definita “la nostra migliore stagione”; quella dove abbiamo incontrato gente solidale, affettuosa, generosa; quella dove l’idea di salvare il nostro lavoro ci ha resi forti, combattivi ed uniti. Posso dire che sono felice e sebbene la strada sia ancora lunga e faticosa sono certa che risaliremo la china». Eh già, perché nonostante le iniziali rassicurazioni del Comune di Milano, il ritorno a casa non è né immediato né sicuro: «Eravamo convinti di ritornare in Via Oglio a gennaio 2014: le dichiarazioni pubbliche dell’assessore Filippo Del Corno andavano in questa direzione, mentre abbiamo scoperto a novembre che il teatro sarebbe rimasto chiuso in attesa di una ristrutturazione dai tempi indefiniti». Non solo, alla compagnia viene intimato di sgomberare il magazzino di tutto il loro materiale artistico, scene, migliaia di marionette, costumi, attrezzeria («è stato un trasloco epico dove ci è passata sotto gli occhi tutta la nostra storia»). «Avevamo chiesto di poter lasciare montato il ponte di manovra», racconta Stefania. «Sappiamo che esso non sarà d’ostacolo per eventuali lavori di ristrutturazione e questo ci viene confermato da alcuni tecnici che incrociamo in teatro durante un sopralluogo. Il Comune ci risponde di smontare tutto e coglie l’occasione per segnalarci che dopo i fatidici quanto misteriosi lavori, il teatro verrà aggiudicato tramite bando, quindi non è detto che saremo noi i futuri gestori…»

I Colla non sono persone da perdersi d’animo e stanno già organizzando la prossima stagione, di nuovo itinerante, di nuovo senza “ponte di comando”, con l’obiettivo di farcela da soli: «Non ho più alcuna fiducia in questa Giunta (e mi riferisco anche al sindaco Pisapia a cui avevo scritto e che mi aveva risposto con parole molto confortanti) e non chiedo né mi aspetto più nulla. Guardo i miei collaboratori, gli spettatori, gli amici e soprattutto mia zia Cosetta (classe 1936) con cui lavoro da 30 anni e sono contenta. C’è sempre un sottile piacere, per noi orgogliosi, nel farcela da soli. E poi – come dice Martin Gaite, che è un’autrice spagnola da cui abbiamo tratto un bellissimo spettacolo, “la vita è lunga e fa mille giravolte”».

In bocca al lupo coraggiosi marionettisti. Io ripenso allo sguardo incantato delle mie figlie l’ultima volta che siamo venuti a trovarvi in uno dei teatri che vi hanno ospitato e penso che ce la farete ancora una volta, che ci sarà un momento in cui si capirà che il vostro lavoro e la vostra storia vanno tutelati, esattamente come si fa con un edificio storico o una scultura. Generazioni di bambini l’hanno già capito. Ma si sa, i grandi, spesso, non capiscono…

La foto è tratta dal sito www.teatrocolla.it