Ieri 2 aprile era la giornata mondiale per la consapevolezza dell’autismo. Gli obiettivi erano e sono: 1) promuovere la ricerca, 2) promuovere la solidarietà verso i malati e le loro famiglie. La stampa nazionale (tra cui Patitucci e Nocchetti su questo giornale) citano studi recenti e danno voce alle iniziative di associazioni di familiari e onlus che si battono giustamente per questi due obbiettivi, sacrosanti. Dinanzi al Senato della Repubblica il mattino del 9 aprile, familiari dei malati e associazioni, scienziati e attori, medici e registi manifesteranno per “obbligare” la politica a considerare la disabilità una priorità. “Per sensibilizzare il Parlamento, affinché recepisca una proposta di legge per una normativa adeguata ai bisogni delle persone con disturbi dello spettro autistico, presentata due mesi fa in Senato dall’Associazione nazionale genitori soggetti autistici (Angsa)”.

Cerco con attenzione sui vari giornali la parola magica, invano: nessuna traccia del nemico, quello vero. Perché nessuno parla o scrive dei perturbatori endocrini? Ovvero della mancanza di una legislazione ferrea contro le sostanze chimiche che invadono da 70 anni il nostro quotidiano?

Conosco l’autismo in quanto lavoro occasionalmente come operatore, credo sia un’esperienza unica che consiglio a tutti. Da 4 anni sono anche un assiduo frequentatore del Fife di Parigi, il più importante festival europeo sulle tematiche ambientali, prima accidentalmente in qualità di attore, poi più consapevole, come membro di giuria, addetto stampa e attivista.

Ogni anno, ad ogni edizione del Fife, in diversi documentari, l’autismo è citato come esempio eclatante di patologia derivante dall’assunzione passiva e attiva di sostanze chimiche contenute nei prodotti più disparati in tutti i campi (alimentare, arredamento, farmaceutico, giocattoli, autovetture, cosmetici, abbigliamento, edilizia). Le sostanze chimiche anche se in quantità minime ma assunte quotidianamente per decenni, sommate le une alle altre (concetto non ancora assimilato dalla normativa europea che si gongola di essere la più restrittiva del globo) perturbano il sistema ormonale in modo indelebile. I perturbatori endocrini sono ovunque e ci accompagnano in ogni nostra azione, in ogni istante del giorno e della notte. Negli Stati Uniti nel 1999 un bambino su 500 era affetto da una forma di autismo, oggi uno su 88.

Studi e ricerche parlano di una contaminazione continua perpetrata nei decenni e cominciata massicciamente nel Dopoguerra. E qui, solo qui, entra in causa l’ereditarietà, in chiave di inquinamento che permane e si accumula nelle generazioni seguenti. Non certo aleatoria ma motivata ovvero causata dall’esterno. Com’è possibile che questa battaglia non sia al primo posto per associazioni e familiari? Oltre ovviamente per i cittadini sani, o presunti tali? Come è possibile che tali documentari vengano premiati, facciano il giro dei festival (specializzati) del pianeta e finiscano nel cv del regista? Documentari-inchieste di questo tipo, da sempre snobbati dalle tv, devono essere parte integrante del programma scolastico dei nostri ragazzi (come cerca di fare il festival Cinemambiente di Torino con Gaetano Capizzi). Certo gli interessi economici in gioco sono giganteschi, ma la salute è di tutti, le prove scientifiche ci sono e i supporti divulgativi pure. Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, partiamo da qui per cambiare verso? Si tratta di una rivoluzione epocale, ma non ci sono altre strade.

Consiglio umilmente a tutti, a medici e familiari, scienziati e attori, registi e ministri, prima di andare davanti al Senato il 9 aprile, di visionare due documentari. The Human Experiment, di Dana Nachman & Don Hardy, 51min USA 2013 (prodotto da Sean Penn), www.thehumanexperimentmovie.com (disponibile solo trailer) oppure www.catndocs.com. La Letra Pequena (In Small Print), di Nadia El Bennich, 75min Spagna 2012, www.vealiamultimedia.com (disponibile integrale ma in spagnolo). Cosa ne dite di aggiungere come terzo obiettivo alla Giornata Mondiale Autismo, la lotta all’inquinamento da sostanze chimiche ovvero ai perturbatori endocrini? Per non essere delle cavie umane, stavolta consapevoli, dobbiamo individuare il nemico e chiamarlo con il suo nome.