Italmobiliare discrimina le dipendenti. L’accusa è stata messa nero su bianco pochi giorni fa dai sindacati in modo talmente netto da stridere un po’ con la “rivoluzione cortese” di Carlo Pesenti annunciata nelle scorse settimane da Repubblica, che ha ricordato un secco monito del gruppo bergamasco del cemento “non scambiate la cortesia per debolezza, sarebbe un grosso errore”. Vallo a dire alle dipendenti di Italmobiliare, che fa capo alla famiglia bergamasca e a un ristretto gruppo di investitori tra cui Mediobanca: il trattamento subito in occasione dell’attivazione della cassa integrazione in azienda le ha spinte a rivolgersi al consigliere di Parità della Regione Lombardia, Carolina Pellegrini.

E’ quanto emerge da una lettera che il 14 marzo scorso Cgil, Cisl e Uil hanno inviato al Pirellone per denunciare Italmobiliare per “discriminazione indiretta collettiva di genere“. In  pratica una violazione delle norme sulla parità di trattamento dei lavoratori perpetrata “ai danni di lavoratrici con contratto part-time”, come si legge nel documento che ilfattoquotdiano.it ha potuto visionare. E nel quale i sindacati chiedono al consigliere di “attivarsi” domandando ai Pesenti “un piano di rimozione delle discriminazioni collettive”.

Cioè il primo passo per tentate di arrivare ad una conciliazione con l’azienda che, se dovesse fare orecchie da mercante, rischia di finire davanti al Tribunale del lavoro come previsto dalla legge.

“La società in questione ha alle proprie dipendenze 32 persone di cui 9 con contratto di lavoro part-time – spiega la lettera – A seguito di procedura di messa in cassa integrazione, sono state collocate in cassa dall’azienda 10 risorse di cui 6 lavoratrici con contratto part-time”, pari al 60% del totale. Ma “non è stata prevista ed attuata alcuna rotazione, nonostante le funzioni assolutamente fungibili delle lavoratrici part-time e l’impegno sottoscritto con accordo firmato dalle organizzazioni sindacali”. Senza contare che in Italmobiliare operano anche dei dipendenti di Italcementi in distacco che le lavoratrici in cig potrebbero integrare.

E così mentre fonti di Italmobiliare fanno sapere che “su 32 dipendenti in forza in Italmobiliare, 25 sono donne (oltre il 78%) e 7 uomini. Gli interventi di sospensione dal lavoro con ricorso alla cassa integrazione, determinati per ragioni organizzative, riflettono le predette proporzioni”, per i sindacati l’azienda dei Pesenti, la cui spa è tornata in utile lo scorso anno e ha anche deciso di staccare ai soci una cedola da 0,15 euro per azione, ha sfruttato una “disposizione apparentemente neutra” per ridurre il lavoro femminile. Proprio lui che, appassionato di architettura, un paio di anni fa aveva lanciato l’Arc-Vision Prize, il primo premio del settore riservato alle donne. Da allora forse avrà cambiato idea. O, più probabilmente, è cambiato il mercato che ha costretto recentemente l’azienda a ridimensionare i costi del personale e a procedere ad una complessa riorganizzazione della galassia di famiglia costruita dal nonno Carlo ai tempi del Duce e ai cui vertici c’è la holding Efiparind che controlla a catena Italcementi e Italmobiliare. 

Del resto il cemento non va più come una volta. Soprattutto nel Vecchio Continente dove Italmobiliare realizzava nel 2012 più della metà dell’intero fatturato (2,7 miliardi su un totale di 4,77 con la Francia che rappresenta il 28,7% dei ricavi seguita dall’Italia al 18,2%). E in più le banche italiane che Pesenti ben conosce per l’esperienze nel cda di Unicredit  e di Mediobanca hanno stretto i cordoni. Di qui è partita la ristrutturazione in casa Italcementi. Operazione già nella mente di Pesenti e delle banche creditrici lo scorso anno quando comunque, nonostante i conti in rosso e la cig attivata per 655 dipendenti su 2500, il capofamiglia Giampiero ha incassato dalla Italcementi uno stipendio da 7 milioni di euro comprensivo di Tfr e bonus.

La riorganizzazione prevede un aumento di capitale da 450 milioni per Italcementi e un’offerta pubblica di acquisto sulla controllata francese Ciments francais oltre alla conversione delle azioni di risparmio in ordinarie secondo un piano redatto dalla Banca Leonardo dell’ex uomo Lazard, Gerardo Braggiotti. Per realizzare la ricapitalizzazione Pesenti può contare sul consorzio di garanzia costituito da Mediobanca e Unicredit. Per l’Opa sulla filiale francese avrà invece come consulenti le due banche italiane e in più il supporto dei francesi di Bnp Paribas. Alla fine di tutta la complessa operazione di riorganizzazione, chiesta tra l’altro in passato (2008) anche dal fondo attivista Hermes che criticava la struttura di controllo e la scarsa trasparenza del gruppo, la famiglia Pesenti controllerà sempre il 45% di Italcementi, ma la catena delle scatole di controllo sarà stata ridotta di uno scalino. Con l’obiettivo di migliorare la performance finanziaria di Italcementi, che ha chiuso il 2013 in perdita (-88 milioni su un fatturato da 4,23 miliardi) e un indebitamento netto da 1,9 miliardi.