I soldi del risarcimento, per essere stato vittima e testimone di un omicidio che sconvolse Milano e il mondo della moda, andranno in beneficenza. Ma questo potrebbe accadere solo se Giuseppe Onorato, il portiere dello stabile di via Palestro a Milano, ferito mentre lo stilista Maurizio Gucci moriva, otterrà i soldi riconosciutigli dal Tribunale che ha condannato Patrizia Reggiani. L’uomo ha 70 anni, una moglie e una pensione: “Non ho figli e non bisogno di soldi, sbarco il lunario tranquillamente, ma chiedo giustizia”. Quei 200 milioni di lire, che oggi sono diventati 170mila euro circa (ci sono le spese e gli interessi), quindi non sarebbero utilizzati per sé o almeno non tutti.  

Il 27 marzo del 1995 l’uomo fu la seconda vittima del killer che portò a termine l’esecuzione di Gucci. Onorato, stava pulendo i gradini dell’ingressiìo, quando vide un uomo vestito in modo elegante, seguire il bersaglio predestinato per poi freddarlo. Su ordine – come ha stabilito un processo – dell’ex moglie. Che è tornata libera dal 16 settembre dell’anno scorso – in attesa di essere affidata ai servizi sociali – dopo 16 anni trascorsi nel carcere milanese di San Vittore o “Hotel San Vittore” come lo chiama Onorato. “Risulta nullatenente e non intende pagare” dice l’uomo che vuole far arrivare un messaggio alla signora: “Risarciscimi il danno che mi hai fatto. Hai anche pagato poco, alla fine hai tolto il padre alle figlie”.

Onorato, che vive a Gandellino in provincia di Bergamo, sa che non potrà lasciarsi alle spalle quanto accaduto né che l’eventuale risarcimento potrà aiutarlo a dimenticare: “Non posso assolutamente dimenticare, 19 anni fa ero in ospedale a farmi riparare il braccio. Non esco più da quella storia lì. Non sono i soldi che mi premono. Io mi sento preso in giro da una signora miliardaria. Vorrei dirle – spiega Onorato con la voce affaticata – di mettersi le mani sulla coscienza. Se voleva il marito morto io non c’entravo niente. Il signor Gucci sembrava altero, superbo ma aveva una indole buona, era molto gentile. Non se l’aspettava. Io quella giornata l’ho vissuto come un film. Ho quasi pensato fosse uno scherzo, che fosse un gioco. Invece ho visto una canna e un silenziatore”. Al ricordo si aggiunge anche a un piccolo rimorso: “A volte penso che se avessi dato un calcio a quell’uomo, se avessi usato la scopa magari gli avrei salvato la vita, magari avrei messo a repentaglio la mia vita. Ho avuto paura. È una tragedia che non dimenticherò mai, anche se sarò risarcito”.

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