“L’intera Sicilia è una dimensione fantastica, come si fa a viverci senza immaginazione?”. Lo scriveva Leonardo Sciascia, e di esempi che lo confermino questa terra ne ha sempre prodotti in serie. L’ultimo arriva da un puntino sulla carta geografica, Alcamo, quarantamila anime tra Palermo e Trapani, un ottimo vino bianco e una guerra di mafia che venticinque anni fa fece mattanza di uomini per le vie del centro. Tempi lontani, dato che oggi ad Alcamo le cronache giudiziarie si concentrano soprattutto sul mondo della politica, dell’imprenditoria e di Cosa Nostra.

Il Fatto Quotidiano nei mesi scorsi ha raccontato le inchieste per voto di scambio che hanno coinvolto i principali attori politici della città, come l’ex senatore del Pd Nino Papania, cancellato dalle liste per Palazzo Madama con un rapido tratto di penna dal comitato dei garanti, perché ritenuto “impresentabile“. Oggi ad Alcamo l’amministrazione è ancora in mano al centro sinistra. Il sindaco è un medico affermato, si chiama Sebastiano Bonventre e quando il nostro giornale aveva pubblicato alcune intercettazioni che si riferivano all’ultima campagna elettorale, aveva deciso di dimettersi. Poche ore dopo però arrivava il passo indietro e la decisione di rilanciare l’amministrazione della città.

A fargli da vicesindaco ecco tale Salvatore Cusumano, subito intervistato da un cronista locale su uno dei problemi principali che da anni affligge la città: la costruzione di un nuovo ospedale. Domanda semplice. In teoria. Perché in pratica Cusumano rilancia, regalando alle telecamere il suo singolarissimo punto di vista sulla sanità locale. “Io – dice – mi auguro di trasformare la parola malattia in beneattia: la politica è che noi dobbiamo sentirci sani. In Cina per un medico è importante che il suo ambulatorio sia vuoto. La malattia è per il 70 per cento una condizione mentale, quindi per me gli ospedali dovrebbero scomparire”. Sorvolando sulle fonti che indichino addirittura nel 70 per cento l’origine mentale (?) delle malattie, l’assessore si spinge oltre. “Se noi facciamo una città vivibile, in cui la gente è felice, il 70 per cento delle malattie scompariranno e quindi avremmo bisogno di ospedali più piccoli”. Come dire che basta aumentare i parcheggi, diminuire il traffico e piazzare qualche aiuola qua e là ed ecco che come per magia non esisterà mai più traccia di un’influenza. A quel punto per il vicesindaco si potranno pure smantellare ospedali e cliniche.

Noi non dobbiamo fare delle cose per riempirli di malati. Se noi facciamo in modo che la nostra spiaggia sia fruibile, le persone vanno al mare e si curano da sole con il sole”. La novità è quindi che secondo l’illustre vicesindaco di Alcamo il sole sarebbe una sorta di medicina naturale: teoria che potrebbe far scatenare uno sciopero incrociato di tutti i dermatologi d’Italia. Ma tant’è. Il vicesindaco non ne ha ancora abbastanza: e chiude con una frase che nemmeno la celebre Heidi avrebbe mai immaginato. “È ormai appurato che sorridere essere felici, guarisce, fa scomparire le malattie: quindi il mio principio è iniziare a bonificare, come se la nostra città diventasse un grande ospedale”. Materiale di prima mano per Antonio Albanese e non occorre alcun commento supplementare per capire come in Sicilia la realtà abbia ormai superato ogni tipo di fantasia.  

(I sottotitoli ironici non sono stati realizzati dall’autore della video intervista)