In Italia abbiamo un grosso problema, ed è l’omofobia diffusa.

Lo dicono i dati statistici raccolti qualche anno fa dall’Istat, e lo dice anche l’Ilga Europe, per voce del post di Jacopo Ottaviani di qualche mese fa, che pone l’Italia al 36mo posto nella classifica dei Paesi europei, con un indice di omofobia tra i peggiori del continente, con una performance che ci pone più vicino alla Russia che agli altri Paesi civili europei.

Di fronte a questi dati, un governo che si rispetti dovrebbe correre ai ripari, a cominciare dalle scuole pubbliche, dove il problema del bullismo, come del resto in tutte le scuole, è pane quotidiano per studenti e docenti. Ci si aspetterebbe insomma che qualcuno introduca negli istituti scolastici degli strumenti per affrontare il tema, coinvolgendo appunto studenti e docenti.

A questo riguardo, attraverso una serie di atti normativi nei mesi passati il governo ha autorizzato l’Unar, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, a realizzare azioni conformi a questa finalità. Cosa che l’ente ha fatto diffondendo un questionario e una serie di proposte operative per combattere l’ostilità alla diversità che si nasconde tra le pieghe della scuola. Un’iniziativa, questa, che non viene da sola ma si accompagna a un monito del Consiglio d’Europa, che si augura che l’Italia prenda pronta ed efficace posizione sul problema del bullismo e più in generale dell’omofobia.

Tutto questo funziona, dunque? Abbiamo fatto contento il Consiglio d’Europa, preoccupato del nostro essere fuori da ogni standard minimo di protezione dei diritti delle persone omosessuali? Beh, non possiamo saperlo, visto che, come spiega bene questo post, l’Avvenire, Tempi e altri giornali non proprio gay-friendly, seguiti a ruota dai soliti esponenti politici di ogni fazione e livello, hanno scatenato contro l’Unar una vera e propria guerra mediatica, fatta addirittura di diffide legali firmate dall’associazione Giuristi per la VitaE ci mette di suo anche il Sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi, che del tutto inopportunamente, in un’intervista, spara a zero sul progetto

Viene da pensare che l’omofobia non sia un problema per questo governo, come non lo è stato effettivamente per i precedenti, che prima hanno delegato l’Unar a svolgere una funzione così importante, e poi l’hanno lasciato solo ad affrontare il fuoco incrociato delle critiche, feroci quanto ingiuste, dei neocon di casa nostra.

Peraltro, nessuna delle argomentazioni sollevate è degna del minimo pregio. Sinceramente, sentirsi dire da sedicenti cattolici che parlare di omosessualità nelle scuole lede il loro diritto a educare i loro figli fa quantomeno sorridere, dal momento che, se l’omofobia esiste ancora oggi in Italia come problema diffuso e se migliaia di adolescenti vivono ancora nel buio dell’incertezza, del silenzio e dello sgomento di sentirsi “diversi”, lo si deve proprio a un’educazione familiare che non ha saputo e non sa dare risposte concrete ai propri figli. Un’educazione familiare tutt’altro che cristiana, mi sento di poter dire.

Inoltre, nessun diritto costituzionale viene leso. I genitori possono sempre educare i loro figli dicendo che l’omosessualità è una malattia, che i gay sono dei pervertiti dai quali stare lontano, persino educarli a menare le mani, ma ciò che non possono fare è scaricarsi dalle loro responsabilità morali, giuridiche e politiche nei confronti di tutti i ragazzi gay e tutte le ragazze lesbiche che, nel pieno della loro infanzia e adolescenza, aspettano con ansia delle risposte. Qualcuno di loro, nell’attesa, decide di farla finita.

Qualcuno dovrebbe ricordare a questi signori catto-censuristi che la censura non è un diritto, e soprattutto non è una risposta. È silenzio, e il silenzio non allevia la sofferenza o i problemi sociali, ma li alimenta. 

Che dire, infine, dei diritti degli studenti e delle studentesse di crescere in un ambiente sano, libero da istigazioni alla discriminazione, all’insulto e alla violenza? Sembriamo averlo dimenticato, ma anche i minori hanno dei diritti e, forse vale la pena di rammentarlo, sono persone dotate di sensibilità e cervello. Trattarli come dei minus habens è forse una delle cose che impedisce a questo Paese di crescere, civilmente ma soprattutto moralmente.

Ieri sera sono uscito con amico, qui negli Stati Uniti dove mi trovo per un soggiorno di studio. Parlavamo dell’Italia e lui se n’è uscito con una battuta: “Is Italy homophobic, isn’t it?” Ho fatto fatica, molta fatica, a contrastare con le parole questa sua impressione.

p.s.: mi ha fatto ridere a crepapelle leggere che Avvenire ha rimproverato al governo di aver speso dei soldi sul progetto dell’Unar, a suo dire 250mila euro. Loro, proprio loro, che ingoiano dal bilancio italiano milioni di euro e godono di privilegi inimmaginabili in una società che si rispetti. Già, proprio loro.

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