Mentre il premier andava in Europa, e i giornali di regime battevano trionfanti notizie su un possibile allentamento dei vincoli europei, presto smentito, il commissario alla spending review Carlo Cottarelli, 258.000 euro l’anno di retribuzione, preparava il piatto forte di tutti gli ultimi governi repubblicani: tagli. Con capitoli di spesa che in parte tentano di intervenire là dove, almeno in teoria, dovrebbe fare meno male – consulenza e auto blu, stipendi dei dirigenti della pubblica amministrazione, illuminazione pubblica, costi della politica, riorganizzazione degli enti pubblici, etc. – in parte, invece, andrebbero a incidere proprio su quel ceto medio fragile che il premier ha sempre detto di voler difendere. In particolare riguardo al tema pensioni, ancora più in particolare su quello dell’indennità di accompagnamento per gli invalidi.  

Renzi ha detto di voler escludere categoricamente ogni intervento sulle pensioni, di sicuro troppo impopolare. Ma nelle misure trapelate ieri si ipotizzava un taglio sulle indennità di accompagnamento per persone non autosufficienti. Stiamo parlando di 500 euro per 12 mensilità che lo Stato corrisponde, spesso dopo mesi di attesa, a famiglie sull’orlo della disperazione, che si trovano in casa una persona non più autosufficiente, spesso gravemente malata. E che richiede un accudimento costante, sfiancante rispetto al quale quel misero forfait è poco o nulla, tanto è vero che non basta neanche a coprire quanto previsto dal contratto nazionale delle badanti (il che significa che molte famiglie sono costrette dallo stesso stato ad assumere in nero, o ad avere numero di ore di assistenza inferiori a quanto le servirebbe). La cifra che era stata individuata per continuare a fare una vita dignitosa senza che lo Stato desse nulla in più anche in caso di malattie gravissime era quella di 30.000 euro lorde l’anno. Oppure, secondo quel costume tutto italiano per cui lo Stato calcola il reddito familiare complessivo soprattutto per togliere, 45.000 euro lordi rispetto a un intero nucleo familiare.

Poche ore dopo già si potevano leggere le proteste delle associazioni Fand (Federazione Nazionale Associazioni Disabili) e Fish (Federazione Italiana per il superamento dell’handicap) “pronte a una mobilitazione nazionale tale da esprimere, con tutta la forza possibile, la disperazione che tali misure generano in una già grave situazione per le persone con disabilità e le loro famiglie”. E loro dure precisazioni, unite alla polemica su un Isee che ormai serve solo a togliere prestazioni: “Attualmente l’accompagnamento è l’unico sostegno certo alle persone con grave disabilità e alle famiglie in assenza o carenza di servizi pubblici”.

Ai rilievi di Cottarelli circa la disomogeneità del territorio che non corrisponderebbe alla distribuzione demografica le associazioni hanno fatto notare che il “Commissario non ha incrociato i dati con la spesa per i non autosufficienti in quelle stesse Regioni. Scoprirebbe che, laddove le Regioni (esempio Calabria) spendono pochissimo per i disabili gravi, il numero delle indennità di accompagnamento lievita proporzionalmente. E soprattutto non ha presente i tagli massicci che la spesa sociale ha subito nell’ultimo decennio che spingono gli stessi Comuni a consigliare i propri cittadini ad avviare le procedure di riconoscimento dell’indennità di accompagnamento”.

Ieri è poi arrivata la smentita dello stesso Inps, nelle parole del neopresidente Vittorio Conti: i controlli contro i falsi invalidi sono stati già fatti, l’Inps non può subire altri tagli di organico. E comunque se davvero si volessero ottenere tagli consistenti, è stato precisato, occorrerebbe abbassare ancora di più la soglia degli aventi diritto all’indennità di accompagnamento. E allora il problema di Renzi sta tutto qui: davvero sarà possibile una spending review non disumana, visto che i grossi risparmi si ottengono purtroppo sui grandi numeri? Se sì, non sarebbe stato meglio chiedere a Cottarelli di non far neppure uscire quelle possibili voci di spesa, che hanno gettato nel panico migliaia di famiglie di non autosufficienti e non solo? E soprattutto: mentre ci vengono promesse ottanta euro in busta paga, sarebbe possibile avere anche altre slide che rassicurino che prestazioni essenziali non saranno mai tagliate?